Il limite della soglia d'usura secondo giurisprudenza consolidata

Una sentenza della Corte di Cassazione del 2013, con cui ha riconosciuto che anche l'eventuale tasso di mora sui mutui casa concorre a comporre il Teg (Tasso effettivo globale) e quindi a determinare il superamento o meno del limite di usura, ha riportato alla ribalta i rapporti di finanziamento tra banche e famiglie.

Con la sentenza 603/13, infatti, la Corte di Cassazione ha stabilito che tutte le clausole che prevedevano tassi ultralegali, se maturati prima della vigenza della legge 108/96 (disposizioni in materia di usura - legge entrata in vigore il 24 marzo 1996) pur se vessatorie, sono legittime, mentre dopo quella data si ha una sostituzione automatica ai sensi del combinato disposto degli articoli 1339 e 1419, comma 2, del codice civile. In altre parole, la parte usuraria è sostituita automaticamente da una somma conteggiata sui tassi legali.

La norma si estende a quella parte di rapporto successiva alla vigenza della legge 108/96 e non ancora esaurita, pur se antecedente alla stessa. Infatti, la legge 24/01 ha sancito che l'usura è un reato immediato e che, perciò, rileva solo il momento in cui sono pattuiti o promessi interessi ultralegali, e non il momento della loro dazione. In pratica, ha rilevanza il momento genetico e non quello funzionale del reato di usura.

I tassi di interesse devono intendersi usurari solo se superano il tasso soglia nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, indipendentemente dal momento del loro pagamento.

Ne consegue che, in caso di contratto di mutuo stipulato prima del 24 marzo 1996, al creditore non possono essere irrogate le sanzioni penali e civili previste rispettivamente dagli articoli 644 (codice penale - illecito penale) e 1815 (codice civile - nullità civilistica della clausola usuraria e non debenza degli interessi), qualora nel corso del piano di ammortamento i tassi applicati siano divenuti ultralegali.

Scatta il solo, già citato, meccanismo di sostituzione.

Quindi, se si fa riferimento alla sola fase genetica (promessa o convenzione) e non anche a quella funzionale (relativa cioè al momento del pagamento) sono da escludersi, per il creditore, la configurabilità del reato penale e la nullità dei contratti stipulati prima della legge 108/96, anche se i conseguenti rapporti, tuttora in corso, eccedono le soglie usurarle.

Dunque, fare una verifica approssimativa del superamento del tasso soglia è relativamente semplice e non serve spendere soldi con i vari “avvoltoi” che spesso si presentano in queste occasioni.

Si tratta di leggere con attenzione il contratto di mutuo ed il capitolato delle condizioni generali.

In primo luogo bisogna verificare che non vi siano clausole simili a quelle che abbiamo sopra riportato con la quale la banca limita in ogni caso il tasso massimo a quello soglia.

Se non vi sono clausole di quel tipo è sufficiente fare la somma fra il tasso previsto contrattualmente al momento della stipula del contratto ed il tasso di mora confrontando il tasso così ottenuto con quello di soglia pubblicato sul sito della Banca il periodo corrispondente alla stipula del mutuo.

Qualora si ritenga di aver diritto a un risarcimento, sono diversi i passi da poter fare. Per prima cosa bisogna aprire un reclamo formale con la banca, chiedendo che vengano ricalcolati tutti gli interessi.

La banca deve rispondere entro 30 giorni.

Qualora non si sia soddisfatti, entro 12 mesi dal reclamo ci si può rivolgere all'arbitro bancario e finanziario, a un costo per pratica di 20 euro e un tempo di decisione massimo 4 mesi.

Se l'arbitro dà ragione al mutuatario, la banca deve rimborsare gli interessi illecitamente percepiti dal cliente.

Qualora la banca non ottemperi alla decisione dell'arbitro, ci si può rivolgere alla giustizia ordinaria.

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