Cosa dice la legge sugli interessi a usura nei finanziamenti

La normativa vigente, sia penale che civile, punisce il semplice fatto (giuridico) della conclusione (stipula) del contratto con cui si chiedono interessi usurari, cioè dei corrispettivi per il finanziamento concesso superiori al tasso di soglia.

Questi interessi, ai quali vanno sommate le commissioni, le remunerazioni a qualsiasi titolo e le spese connesse, ma anche gli interessi di mora (che, pur essendo in un certo senso risarcitori o sanzionatori, non perdono la funzione remuneratoria dell'interesse che va ad arricchire – in maniera sproporzionata – la banca), sono (o possono essere) usurari quando complessivamente sono (o possono essere) superiori al limite di legge (tasso soglia) oppure inferiori, ma sproporzionati rispetto alla controprestazione e considerati i tassi medi.

Pertanto, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia, bisogna considerare sia gli interessi semplici (o corrispettivi) sia gli interessi moratori, oltre ovviamente a tutte gli altri oneri collegati al credito.

Ma, tale impostazione non risulta condivisa dalla Banca d'Italia, la quale nei Chiarimenti del 3 luglio 2013 delle Istruzioni della Banca d'Italia per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull'usura, afferma che gli interessi di mora e gli oneri assimilabili contrattualmente previsti per il caso di inadempimento di un obbligo» devono essere esclusi dal calcolo del TEGM.

Questa nettezza di posizione della Banca d'Italia sfuma, però , nella misura in cui, nelle stesse Istruzioni, l'Istituto afferma che gli interessi di mora “non sono estranei all'usura”. Poco lineare, infatti, è il “chiarimento” secondo cui in ogni caso, anche gli interessi di mora sono soggetti alla normativa anti-usura. Il che quasi a dire che da una parte gli interessi di mora non si calcolano insieme agli altri oneri ai fini dell'usura, ma, dall'altro lato si devono tenere in considerazione ai fini della normativa anti usura. Insomma, due pesi e due misure.

In linea con la tesi della Banca d'Italia, parte della dottrina esclude, ai fini dell'usura, la rilevanza nel tasso contrattuale degli interessi moratori in quanto gli interessi moratori intervengono solo in una fase patologica ed eventuale del rapporto ed, inoltre, vi è una diversità funzionale tra interessi convenzionali ed interessi moratori. A conferma è intervenuta la sentenza del 17.02.2015 del Tribunale di Bologna, per il quale “gli interessi di mora sono esclusi dal calcolo del TEG, perché non sono dovuti dal momento dell'erogazione del credito ma solo a seguito di un eventuale inadempimento da parte del cliente”. Continua il Tribunale, deve escludersi, in conformità alla giurisprudenza di merito assolutamente prevalente […] l'affermata cumulabilità dei tassi corrispettivi e moratori ai fini dell'accertamento dell'eventuale superamento del tasso soglia.

Pertanto, secondo questo orientamento, qualora in corso di verifica del superamento del tasso soglia di usura, non si dovrebbero considerare tutti gli oneri annessi al credito così come previsto dalla storica sentenza 350 del 2013, ma si dovrebbe escludere la cumulabità fra interessi semplici (o corrispettivi) e interessi di mora, in quanto quest’ultimi sono solo eventuali e dipesi da inadempimento del cliente.

Tale orientamento non risulta condivisibile. E non solo a noi.

Vediamo, infatti, cosa dice, in questo senso, la Corte di Cassazione.

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