I dubbi sul pagamento della TASI

Tra poco scatterà il pagamento della tassa sulla prima casa, la Tasi. Ancora sono molti i dubbi dei contribuenti italiani su questa nuova imposta. Cerchiamo di chiarirli nell'articolo seguente.

Quando va pagata da sola

Primo aspetto da chiarire è se, sulla prima casa, si paghi esclusivamente la Tasi. La risposta è positiva. Sulle prime case esenti da Imu, ossia diverse da quelle considerare di lusso e accatastate nelle categorie A/1, a/8 e A/9, infatti, si paga solo la Tasi. L'aliquota massima di legge è pari al 2,5 per mille ma i Comuni possono ridurre l'aliquota fino ad azzerarla.

Non ci sono detrazioni in cifra fissa per la Tasi sulla prima casa come per l'Imu. In questo ambito, tutta la materia è demandata ai Comuni. Gli stessi, infatti, possono introdurre forme di agevolazione per i proprietari che ritengono più opportune.

Da notare bene, però, che la Tasi non ha sostituito l'Imu, ma si affianca a questa imposta. Quindi per lo stesso immobile, diverso dalla prima casa, sono dovute sia l'Imu sia la Tasi.

Contratti di locazione

Non c'è alcuna differenza in merito al pagamento di Imu e Tasi se l'immobile è a disposizione o affittato, e se si trova nella stessa città di residenza o in un altro Comune. In riferimento agli obblighi di pagamento non fa differenza neppure il Comune di residenza.

In caso di affitto, dunque, l'inquilino deve pagare una cifra che può variare tra il 10% e il 30% della Tasi dovuta. La quota di pagamento è stabilita dal Comune all'interno di questa forbice.

In più, se l'inquilino non paga la sua quota della Tasi, la responsabilità è solo sua e non del padrone di casa. Il proprietario non può essere chiamato a pagare al suo posto.

Il proprietario, inoltre, non può pagare per intero la Tasi e poi rivalersi sull'inquilino, perchè le responsabilità sono distinte.

Ciascuno è tenuto a pagare la sua quota. Spetta all'inquino informarsi e pagare, e il proprietario non può richiedergli di anticipare alcuna somma per effettuare un pagamento al suo posto.

Per quanto attiene alle agevolazioni per chi da dato l'appartamento in affitto a canone concordato, la normativa, anche qui, ha lasciato tutte le decisioni ai Comuni.

Spetta quindi ai singoli enti stabilire se e come agevolare i proprietari in caso di canone concordato.

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