Suicida per i debiti: "era esasperato dagli usurai"

Sette rinviati a giudizio per usura, altre quattro persone stralciate dal fascicolo per un vizio di notifica, due vittime costituitesi parti civili e decise a partecipare al processo come grandi accusatori.

È l'esito dell'udienza preliminare che si è svolta ieri per la maxi inchiesta antiusura che il sostituto procuratore Alberto Landolfi ha coordinato dal 2006 arrestando undici persone e scoperchiando una pentola di prestiti a “strozzo” impressionante.

Tutta l'indagine partì dal tragico suicidio di un macellaio di Borgio Verezzi (Mauro Baglietto) sparatosi nella propria macelleria nell'agosto 2006 perchè strangolato dai debiti. Morendo lasciò un biglietto: «Ecco chi mi ha rovinato la vita». A seguire c'era l'elenco dei nomi degli strozzini che poi sono stati indagati e incastrati.

Dopo circa un anno (nel 2007) finirono in carcere in 11 mentre il bilancio finale degli “usurati” accertò ben 24 vittime tra artigiani, commercianti e piccoli imprenditori strangolati dall'organizzazione che faceva capo a Michele “Romano” Cetriolo.

Ieri l'udienza preliminare davanti al gup Romano si è svolta con gli avvocati di quattro degli indagati (Bruno Piave, Fabio Domenicale, Romano Riba ed Enrico Gozzi) che hanno eccepito un vizio di notifica della fissazione dell'udienza («non sono stati rispettati i dieci giorni necessari») e così hanno ottenuto di stralciare la posizione dei propri assistiti che torneranno davanti al giudice a novembre.

Mentre per gli altri sette (“Romano” Cetriolo, Armando Tortelli, Renato Bogliorio, Fabrizio Toselli, Irene Quaglia, Mario Langhetti e Adriano Mortarelli) il giudice ha accolto il teorema accusatorio disponendo il rinvio a giudizio per tutti e fissando la prima udienza del processo per il 18 maggio 2009. Sarà un'udienza “filtro” (per calendarizzare le altre successive) davanti al collegio.

Gli imputati risponderanno non solo del concorso di usura ma anche di associazione per delinquere, di alcuni episodi di estorsione e sei di loro (Cetriolo, Piave, Riba, Gozzi, Langhetti e Mortarelli) soprattutto - ed è questo che ha scaldato gli animi in udienza - dell'articolo “586”, ovvero della morte (del macellaio) come conseguenza di altro delitto. Dopo un'accesa battaglia dialettica tra il pm Landolfi e l'avvocato Giovanni Ricco (assiste Cetriolo col collega Flavio Opizzo) il gup Romano ha accolto la tesi di Landolfi che ha considerato le pressioni, psicologiche ma non solo, della banda Cetriolo al macellaio di Borgio, come la causa principale del suo gesto estremo di togliersi la vita.

Una tesi che un altro giudice del tribunale, il gip Emilio Fois, nell'ordinanza di arresto dell'anno scorso aveva respinto non ravvisando la prevedibilità del suicidio. Proprio su questa “bocciatura” di Fois l'avvocato Ricco ha puntato e insistito a lungo nel chiedere di non ricomprendere nuovamente un reato già accantonato. Ma invano: alla fine il giudice ha accolto le richieste del pm Landolfi e contestato anche questo grave reato. Due, infine, le parte civili costituitesi: la figlia del macellaio, attraverso l'avvocato Claudia Olivieri (ieri c'era la collega Cinzia Ferrarassa), e un'altra vittima con un legale di Ivrea.

di Dario Freccero

17 settembre 2008 · Patrizio Oliva

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Stai leggendo Suicida per i debiti: "era esasperato dagli usurai" Autore Patrizio Oliva Articolo pubblicato il giorno 17 settembre 2008 Ultima modifica effettuata il giorno 22 gennaio 2017 Classificato nella categoria attualità gossip politica del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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