Successione e diritto di abitazione per coniuge superstite in assenza di testamento

Ora, supponiamo che il de cuius abbia lasciato beni in eredità per un valore di 100, ed ipotizziamo anche che la stima statistica (attesa l'età del coniuge superstite) del valore  commerciale dei diritti di abitazione e d'uso, sia pari a 20.

Per semplificare le cose ci riferiremo al caso in cui il de cuius non abbia fatto testamento, per cui non ci siano state disposizioni relative alla quota disponibile.  E, tanto per fissare le idee, faremo conto che i chiamati all'eredità siano il coniuge superstite e l'unico figlio della coppia.

La successione legittima - devoluta per legge - si apre solo se non c'è un testamento valido oppure se il testamento non dispone sull'intero patrimonio del defunto, ma solo su singoli determinati beni. In quest'ultimo caso la successione legittima si apre limitatamente alla parte di patrimonio non attribuita per testamento. Il patrimonio del defunto, in caso di successione legittima, viene devoluto ai parenti del defunto a partire da quelli a lui più vicini (figli e coniuge) e via via fino a quelli più lontani sino al sesto grado di parentela. Nel caso in cui non vi siano parenti entro il sesto grado l'eredità si devolve a favore dello Stato. Qui di seguito si indicano le quote che spettano ai beneficiari nei casi più comuni. È opportuno precisare che i fratelli e gli ascendenti possono diventare eredi soltanto se il defunto non aveva figli, quindi non sono possibili ipotesi di concorso tra i figli e i fratelli/ascendenti del defunto. Figli - in assenza di coniuge ai figli spetterà l'intero patrimonio diviso in parti uguali tra loro. Coniuge - in assenza di figli, ascendenti e fratelli, al coniuge spetterà l'intero patrimonio. Concorso tra figli e coniuge - nel caso di un solo figlio, allo stesso spetta la metà del patrimonio e al coniuge spetta la restante metà. Nel caso di più figli al coniuge spetta un terzo del patrimonio, ai figli spettano i restanti due terzi in parti uguali tra loro. Fratelli - i fratelli del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi sia il coniuge, i fratelli e le sorelle succedono nell'intero patrimonio del defunto, in parti uguali tra loro (i fratelli unilaterali, peraltro conseguono la metà della quota che conseguono i germani). Genitori - i genitori del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi siano né coniuge né fratelli, ai genitori, o all'unico genitore sopravvissuto, spetterà l'intero patrimonio. Ascendenti - gli ascendenti del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi siano né coniuge, né fratelli, né genitori succedono per una metà gli ascendenti della linea paterna e per l'altra metà gli ascendenti della linea materna. Se gli ascendenti non sono di pari grado l'eredità è devoluta al più vicino senza distinzioni di linea. Concorso tra genitori e fratelli - se con i genitori o con uno soltanto di essi concorrono fratelli e sorelle del defunto, tutti sono ammessi alla successione per capi (per cui l'eredità viene suddivisa in tante parti quanti sono i soggetti chiamati all'eredità), purché in nessun caso la quota in cui succedono i genitori o uno di essi sia inferiore a metà. Concorso tra ascendenti, fratelli e coniuge - al coniuge sono devoluti i due terzi del patrimonio se concorre con ascendenti legittimi e con fratelli e sorelle ovvero con gli uni e con gli altri. In quest'ultimo caso la parte residua (un terzo del patrimonio) è devoluta agli ascendenti e ai fratelli e sorelle per capi (per cui l'eredità viene suddivisa in tante parti quanti sono i soggetti chiamati all'eredità) salvo in ogni caso agli ascendenti il diritto a un quarto del patrimonio.

Nel contesto descritto è pacifico che  ai due eredi (il coniuge superstite ed al figlio) spetti una quota dell'eredità pari al 50% ciascuno. Ma il problema che spesso si pone è stabilire in che modo i diritti di abitazione e d'uso assegnati  al coniuge vadano ad impattare sulla successiva individuazione delle quote ereditarie.

In altre parole:

  1. il valore dei diritti di abitazione e d'uso deve essere sottratto all'asse ereditario prima della suddivisione;
  2. deve essere effettuata prima la ripartizione della massa ereditaria e poi sottratto il valore dei diritti di abitazione e d'uso dalla quota spettante al coniuge superstite.

Nel primo caso (a) al figlio toccherà il 40% del valore dell'intera massa ereditaria ed alla madre il 60%. Nel secondo caso (b) coniuge superstite e figlio si assicureranno entrambi il 50% del valore dei beni lasciati in eredità dal de cuius.

La Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza numero 4847 del 27 febbraio 2013, ha stabilito che la metodologia da seguire è quella indicata nell'opzione a. Ovvero, il valore commerciale (capitale) dei diritti di abitazione ed uso deve essere stralciato da quello dell'asse ereditario prima della determinazione delle quote che spettano ai chiamati all'eredità, fra i quali è ricompreso, naturalmente, il coniuge superstite.

Quindi, in tema di successione legittima, spettano al coniuge superstite, in aggiunta alla quota attribuita dagli articoli 581 e 582 del codice civile, i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, dovendo il valore capitale di tali diritti essere detratto dall'asse prima di procedere alla divisione dello stesso tra tutti i coeredi.

Secondo i giudici, il legislatore, con la legge 151/75, ha mostrato di voler attribuire al coniuge superstite una specifica tutela dei suo interesse alla continuazione della sua permanenza nella casa adibita a residenza familiare durante il matrimonio anche dopo la morte dell'altro coniuge, con i conseguenti riflessi di carattere successorio in ordine alla effettiva consistenza patrimoniale dell'asse ereditario.

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Commenti e domande dei lettori

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  • cigniblu 14 settembre 2013 at 13:52

    Salve, mia mamma è diventata vedova e dal testamento ha ricevuto solo il diritto di abitazione su un appartamento che invece è stato assegnato a mia sorella.
    Adesso le viene notificata un'ingiunzione per vecchi debiti su tasse non pagate dal de cuis, chiamata a pagare quale erede,ma se non ha ricevuto nulla di materiale è tenuta lei a pagare?

    • Ludmilla Karadzic 14 settembre 2013 at 15:00

      Sua madre può rivolgersi al giudice per ottenere, se non sono ancora decorsi i termini di prescrizione, oltre al diritto di abitazione, anche la quota legittima di eredità che le spetta. Avrebbe anche potuto esercitare il diritto di rinuncia all'eredità all'apertura della successione e mantenere il diritto di abitazione che spetta comunque al coniuge superstite.

      In assenza di rinuncia all'eredità, sua madre è obbligata verso i creditori del defunto marito in modo solidale con gli altri eredi che hanno accettato.