La legge 3/2012 sul sovraindebitamento per la salvaguardia e la tutela del debitore insolvente

Grazie alla legge 3/2012 sul sovraindebitamento, il debitore in stato di insolvenza ha a disposizione tre opzioni per riuscire ad ottenere l'esdebitazione: vediamo quali sono.

Piano del consumatore

Il cosiddetto Piano del consumatore, consente a chiunque di rinegoziare il proprio debito con i creditori: sia che si tratti di piccoli imprenditori, che di lavoratori dipendenti, a prescindere dal reddito, dall'età, dalla collocazione geografica, dall'importo del debito. La normativa prevede solo alcuni limiti. Ma vedremo a breve quali sono.

Così, per esempio, se Gabriele Verdi non riesce a pagare la banca per il mutuo contratto o Mario Rossi non è capace di estinguere i suoi debiti con Equitalia, o Giuseppe Bianchi non può, neanche vivendo 1000 anni, estinguere i debiti contratti con finanziarie ed ex fornitori, per tutti questi casi, il Piano del consumatore può essere una valida via d'uscita.

Più dettagliatamente, la normativa prevede la possibilità per i consumatori in difficoltà di rinegoziare i propri debiti con i creditori sulla base di un piano di ristrutturazione del debito.

Il Piano va presentato al giudice e, se quest’ultimo lo approva, vengono sospese tutti i pignoramenti (quelli già in corso e quelli che devono partire). Così facendo, il cittadino può sperare di ripartire da zero, sanando completamente e soprattutto definitivamente i propri i debiti, senza doverli per forza ripagare interamente.

Per poter accedere al Piano del consumatore bisogna, comunque, aver contratto debiti solo per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale svolta. Inoltre, altra condizione perché il cittadino possa fare richiesta è che i debiti siano così alti da non poterli risanare con il proprio patrimonio. Il debito non deve essere colpa del consumatore, ma dipendere da cause a lui non imputabili. Sarà il giudice a fare questa valutazione.

Da notare bene che si può accedere al piano del consumatore una sola volta ogni 5 anni.

Dunque, ricapitolando, i requisiti per accedere al Piano del consumatore sono i seguenti:

  • situazione di sovraindebitamento;
  • solo soggetti esclusi dalle procedure concorsuali previste nella legge fallimentare (ossia consumatori, artigiani, professionisti, ecc.);
  • non aver usufruito di tale stessa procedura nei 5 anni precedenti;
  • non aver subito la risoluzione, revoca o cessazione degli effetti del piano del consumatore;
  • essere in possesso di documentazione che consente di ricostruire compiutamente la propria situazione economica e patrimoniale.

Accordo con i creditori

La procedura di accordo si fonda su due elementi essenziali: l'iniziativa dello stesso soggetto interessato e il raggiungimento di un accordo con una parte qualificata della massa creditoria.

I creditori che non aderiscono alla proposta di accordo non sono definibili quali creditori estranei, come tali titolari del diritto ad essere soddisfatti integralmente, ma sono vincolati dall'accordo concluso con creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti complessivi.

Quando uno dei creditori contesta la convenienza dell'accordo, il giudice può comunque omologarlo se ritiene che il credito possa essere soddisfatto, dall'esecuzione dell'accordo raggiunto con il 60% degli altri creditori, in misura non inferiore all'alternativa di liquidazione dei beni del debitore.

La procedura di accordo con i creditori può essere avviata dal debitore in stato di sovraindebitamento che propone ai creditori, con l'ausilio degli appositi organi di composizione della crisi, una proposta di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti con scadenze e modalità di pagamento ben precise, indicando le eventuali garanzie rilasciate per l'adempimento dei debiti e le modalità per l'eventuale liquidazione dei beni.

Importante differenza dal piano dei consumatori, dunque, è che l'accordo fra debitore e creditori per essere omologato dal giudice, richiede il consenso dei creditori che hanno in mano almeno il 60% dell'esposizione debitoria. Per il pano del consumatore, invece, non è richiesto il consenso dei creditori. E' esclusivamente il giudice a valutare su una serie di requisiti che la legge impone al debitore.

Liquidazione del patrimonio

In alternativa al piano del consumatore, si può chiedere la liquidazione (ossia la vendita) di tutti i propri beni.

In altre parole, tutte le volte in cui non sia possibile agire attraverso il piano del consumatore, che permette una certa libertà di scelta sui beni vendere, si cedono tutti i propri beni (ad eccezione di alcuni impignorabili) per avere l'esdebitazione.

Si può accedere a questa procedura anche se si è soggetti a procedura concorsuali diverse o se si è già fatto ricorso nei precedenti cinque anni al piano del consumatore o all'accordo con i creditori (condizioni che invece non permettono di accedere alle altre due procedure).

In tal modo, si è costruito un istituto alternativo all'esecuzione forzata giudiziale (che presuppone una posizione di soggezione sostanzialmente passiva del debitore esecutato e che si svolge secondo schemi estremamente rigidi e poco flessibili di liquidazione dei beni), da applicarsi nei casi in cui il debitore sia un soggetto attivo che intenda collaborare nella gestione della propria crisi e abbia un patrimonio o un'attività produttiva di reddito che lo mettano in condizione di proporre un accordo interessante per i suoi creditori.

Inoltre, il vantaggio, non trascurabile, della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, tramite liquidazione del patrimonio del debitore, è quello di conseguire l'esdebitazione.

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