La legge 3/2012 sul sovraindebitamento in termini tecnici: manuale per legali e professionisti nel settore

Il Capo II della legge numero 3 del 2012 ha istituito apposite procedure volte a gestire le situazioni di crisi che investono i soggetti nella condizione di sovraindebitamento.

Le disposizioni di cui si tratta riguardano tutti coloro che, pur rivestendo la qualifica di imprenditori commerciali, non superino le soglie oggettive di cui all'articolo 1 della L.F., nonché tutti gli imprenditori non commerciali.

In particolare, sono interessati alla composizione della crisi da sovraindebitamento:

  • gli imprenditori che esercitano un'attività commerciale, sia in forma individuale sia in forma societaria, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:
    • aver avuto, negli ultimi tre esercizi o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;
    • aver realizzato, negli ultimi tre esercizi o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;
    • avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila;
  • gli imprenditori agricoli;
  • le associazioni professionali;
  • le start up innovative, ai sensi dell'articolo 3122 del DL n. 179 del 2012.

A norma dell'articolo 25 del DL n. 179 del 2012, la start up innovativa "è la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Società Europea, residente in Italia ai sensi dell'articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione", che possiede determinati requisiti elencati dalla medesima norma.

L'articolo 31, comma 1, del DL n. 179 del 2012 dispone che "La start up innovativa non è soggetta a procedure concorsuali diverse da quelle previste dal capo II della legge 27 gennaio 2012, n. 3.".

Inoltre, la legge n. 3 del 2012 ha esteso la composizione della crisi da sovraindebitamento al consumatore, ossia al soggetto, persona fisica, che ha assunto debiti per scopi estranei all'attività di carattere imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

E' stata, dunque, prevista la possibilità di ristrutturazione del debito per i soggetti persone fisiche non imprenditori, gli imprenditori agricoli e le imprese di ridotte dimensioni, alle quali non si estendono le opportunità offerte dalle tradizionali procedure concorsuali.

Si tratta, quindi, di procedure dal vasto ambito di applicazione, che presentano alcuni aspetti riconducibili al concordato preventivo, come anche agli accordi di ristrutturazione dei debiti, di cui all'articolo 182-bis della L.F..

Invero, anche l'innovativa disciplina della legge n. 3 del 2012 valorizza il ruolo dell'autonomia privata nella gestione della crisi, attraverso il riconoscimento della possibilità per il soggetto interessato di depositare presso il Tribunale territorialmente competente una proposta che preveda la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione, anche parziale, dei crediti attraverso qualsiasi forma, eventualmente mediante cessione dei crediti futuri.

Nei debiti risanabili attraverso la composizione della crisi da sovraindebitamento rientrano anche quelli di natura tributaria.

Analogamente a quanto stabilito dall'articolo 182-ter della L.F., anche in tal caso è comunque esclusa la possibilità di falcidiare l'IVA e le ritenute operate e non versate.

L'articolo 7, comma 1, terzo periodo, della legge n. 3 del 2012 statuisce, infatti, che in ogni caso, con riguardo ai tributi costituenti risorse proprie dell'Unione europea, all'imposta sul valore aggiunto ed alle ritenute operate e non versate, il piano può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento..

Infine, diversamente da quanto previsto dall'articolo 182-ter della L.F., che opera con riferimento ai tributi amministrati dalle agenzie fiscali, nel campo di applicazione della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento rientrano anche i tributi locali.

Presupposti di accesso alla procedura

L'articolo 6, comma 1, della legge n. 3 del 2012 stabilisce che al fine di porre rimedio alle situazioni da sovraindebitamento non soggette né assoggettabili a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dal presente capo, è consentito al debitore concludere un accordo con i creditori nell'ambito della procedura di composizione della crisi disciplinata dalla presente sezione.

Con le medesime finalità, il consumatore può anche proporre un piano fondato sulle previsioni di cui all'articolo 7, comma 1, ed avente il contenuto di cui all'articolo 8.".

Per "sovraindebitamento" si intende la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente" [articolo 6, comma 2, lettera a), della legge n. 3 del 2012].

La normativa in commento fornisce, dunque, un'articolata definizione dello stato economico dei soggetti che possono accedere alle procedure di composizione della crisi, differenziandosi dalla definizione recata dall'articolo 5 della L.F. in ordine allo stato di insolvenza che dà luogo alla dichiarazione di fallimento ("Lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni") e dall'articolo 160 della L.F. in merito allo stato di crisi che consente il ricorso al concordato preventivo ("per stato di crisi si intende anche lo stato di insolvenza").

Il sovraindebitamento può riferirsi a qualsiasi soggetto, sia esso imprenditore o meno, e, quindi, anche ai lavoratori autonomi o dipendenti e a coloro che non svolgono attività lavorativa.

Nell'ambito della generale categoria di debitori così delineata, l'articolo 6, comma 2, lettera b), della legge n. 3 del 2012 individua il "consumatore", inteso come "il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta".

Si evidenzia che mentre il consumatore può scegliere, ai fini della composizione della crisi, se ricorrere alla proposta di "accordo con i creditori" ovvero alla proposta di "piano" - meglio descritte nel prosieguo - il debitore non consumatore può fruire soltanto della proposta di accordo con i creditori.

Per entrambi i soggetti è prevista l'alternativa liquidatoria, disciplinata dagli articoli 14-ter e seguenti, collocati nella sezione seconda del Capo II della legge n. 3 del 2012, rubricata "Liquidazione del patrimonio".

Una posizione particolare attiene agli imprenditori agricoli i quali, se in stato di sovraindebitamento, possono proporre ai creditori un accordo di composizione della crisi ai sensi dell'articolo 7, comma 2-bis, della legge n. 3 del 2012 oppure, se "in stato di crisi o di insolvenza", a mente dell'articolo 23, comma 43, del DL n. 98 del 2011 citato in premessa, possono accedere alla procedura degli accordi di ristrutturazione di cui all'articolo 182-bis della L.F. e alla transazione fiscale.

In definitiva, l'imprenditore agricolo, anche se escluso dal fallimento a norma dell'articolo 1 della L.F., può alternativamente fruire della procedura di composizione della crisi in esame o degli accordi di ristrutturazione e della transazione fiscale.

Precisi limiti soggettivi sono prescritti dall'articolo 7, comma 2, della legge n. 3 del 2012, secondo cui "La proposta non è ammissibile quando il debitore, anche consumatore:

  1. è soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dal presente capo;
  2. ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di cui agli articoli 14 e 14-bis", concernenti, rispettivamente, annullamento e risoluzione dell'accordo del debitore e revoca e cessazione degli effetti dell'omologazione del piano del consumatore;
  3. ha fornito documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.

Procedure di composizione della crisi

Come anticipato, la composizione della crisi può realizzarsi attraverso gli strumenti della proposta di accordo o di piano.

La procedura di accordo si fonda su due elementi essenziali: l'iniziativa dello stesso soggetto interessato e il raggiungimento di un accordo con una parte qualificata della massa creditoria. In tal caso, come precisato nella relazione illustrativa della legge n. 221 del 201226, "i creditori che non aderiscono alla proposta di accordo" non sono definibili "quali creditori estranei, come tali titolari del diritto ad essere soddisfatti integralmente ma" sono "vincolati dall'accordo, sempre che concluso con creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti complessivi."

In tema di omologazione dell'accordo, l'articolo 12, comma 2, della legge n. 3 del 2012 stabilisce, infatti, che quando uno dei creditori che non ha aderito o che risulta escluso o qualunque altro interessato contesta la convenienza dell'accordo, il giudice lo omologa se ritiene che il credito può essere soddisfatto dall'esecuzione dello stesso in misura non inferiore all'alternativa liquidatoria disciplinata dalla sezione seconda.

Relativamente al piano del consumatore, non è invece richiesta l'adesione dei creditori, in quanto il Tribunale fonda le proprie valutazioni sulla convenienza della proposta avanzata e sulla meritevolezza del soggetto interessato.

Le modalità di avvio della procedura di accordo sono descritte dall'articolo 7, comma 1, della legge n. 3 del 2012, che consente al debitore in stato di sovraindebitamento la possibilità di proporre ai creditori, con l'ausilio degli organi di composizione della crisi di cui all'articolo 15 un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che, assicurato il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili ai sensi dell'articolo 54527 del codice di procedura civile, preveda scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi, indichi le eventuali garanzie rilasciate per l'adempimento dei debiti e le modalità per l'eventuale liquidazione dei beni.

I creditori possono, dunque, essere frazionati in classi, come avviene nel concordato preventivo, anche se per l'adesione alla proposta nella procedura del sovraindebitamento non è richiesta la doppia maggioranza di cui all'articolo 177 della L.F.28, consistente nel voto favorevole del maggior numero di classi e nel voto favorevole della maggioranza di tutti i creditori ammessi al voto.

Come accennato in precedenza, il medesimo accordo può essere proposto dal consumatore, che tuttavia può optare anche per la proposta di piano.

Al riguardo, va richiamato l'articolo 7, comma 1-bis, il quale dispone che fermo il diritto di proporre ai creditori un accordo ai sensi del comma 1, il consumatore in stato di sovraindebitamento può proporre, con l'ausilio degli organismi di composizione della crisi di cui all'articolo 15, un piano contenente le previsioni di cui al comma 1.

L'articolo 8 della legge n. 3 del 2012 afferma che la proposta di accordo o di piano del consumatore prevede la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti con qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri.

I soggetti che intendono avvalersi della procedura, a norma dell'articolo 9, comma 1, primo periodo, della legge n. 3 del 2012, depositano la proposta di accordo o di piano presso la cancelleria del Tribunale territorialmente competente in ragione del luogo di residenza o della sede principale dell'azienda.

Il terzo periodo del comma 1 del predetto articolo 9 dispone che la proposta, contestualmente al deposito presso il tribunale, e comunque non oltre tre giorni, deve essere presentata, a cura dell'organismo di composizione della crisi, all'agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli enti locali, competenti in base all'ultimo domicilio fiscale del proponente e contenere la ricostruzione della sua posizione fiscale e l'indicazione di eventuali contenziosi pendenti.

A norma del successivo comma 2, insieme alla proposta il debitore deve depositare l'elenco di tutti i creditori, con l'indicazione delle somme dovute, di tutti i beni del debitore e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni, corredati delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e dell'attestazione della fattibilità del piano, nonché l'elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento suo e della sua famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo familiare corredata del certificato dello stato di famiglia.

Qualora svolga attività d'impresa, il debitore è tenuto, altresì, a depositare le scritture contabili degli ultimi tre esercizi, corredate da dichiarazione che ne attesti la conformità all'originale.
A norma dell'articolo 9, comma 3-bis, della legge n. 3 del 2012, il consumatore è invece tenuto ad allegare alla proposta di piano una relazione particolareggiata dell'organismo di composizione della crisi di cui all'articolo 15 della stessa legge (cfr. paragrafo 6), che deve contenere:

  1. l'indicazione delle cause dell'indebitamento e della diligenza impiegata dal consumatore nell'assumere volontariamente le obbligazioni;
  2. l'esposizione delle ragioni dell'incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte;
  3. il resoconto sulla solvibilità del consumatore negli ultimi cinque anni;
  4. l'indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori;
  5. il giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata dal consumatore a corredo della proposta, nonché sulla probabile convenienza del piano rispetto all'alternativa liquidatoria.

La necessità di questa ulteriore documentazione da allegare alla proposta di piano del consumatore trova rispondenza nella circostanza che in tal caso, diversamente da quanto accade per la proposta di accordo, la legge non richiede l'approvazione dei creditori, ma esclusivamente la valutazione, da parte del Tribunale, della convenienza del piano e della meritevolezza del debitore.

Omologazione dell'accordo

L'articolo 10, comma 1, della legge n. 3 del 2012 afferma che il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti previsti dagli articoli 7, 8 e 9, fissa immediatamente con decreto l'udienza.

Al fine di favorire la rapidità del procedimento, lo stesso articolo 10, comma 1, stabilisce che tra il giorno del deposito" della proposta e l'udienza non devono decorrere più di sessanta giorni.

Con il decreto di fissazione dell'udienza il Giudice dispone la comunicazione, almeno trenta giorni prima del termine di cui all'articolo 11, comma 130, ai creditori presso la residenza o la sede legale, anche per telegramma o per lettera raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta elettronica certificata, della proposta e del decreto.

Ciò allo scopo di garantire alle parti della procedura il diritto a un pieno contraddittorio.

In pratica, quaranta giorni prima della data dell'udienza, considerato che l'articolo 11, comma 1, della legge n. 3 del 2012 richiede che i creditori facciano pervenire all'organismo di composizione della crisi, dichiarazione sottoscritta del proprio consenso, almeno dieci giorni prima dell'udienza di cui all'articolo 10, comma 1.

Inoltre, il Giudice stabilisce adeguata forma di pubblicità della proposta e del decreto stesso, nonché - qualora il proponente svolga attività d'impresa - la pubblicazione di tali atti nel registro delle imprese.

Nel caso in cui la proposta preveda la cessione o l'affidamento a terzi di beni immobili o di beni mobili registrati, il Giudice ordina la trascrizione del decreto, a cura dell'organismo di composizione della crisi, presso gli uffici competenti.

Infine, il Giudice ordina che sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore (articolo 10, comma 2, della legge n. 3 del 2012).

In tal modo, attraverso la statuizione del Giudice, gli effetti protettivi del patrimonio del debitore vengono anticipati nella procedura di accordo, allo scopo di impedire che tra la data del deposito della domanda e quella dell'udienza si determini una corsa dei creditori a munirsi di titoli di prelazione (relazione illustrativa della legge n. 221 del 2012).

A norma dell'articolo 10, comma 4, della legge n. 3 del 2012, fino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, le prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano.

Il decreto di fissazione dell'udienza è equiparato all'atto di pignoramento (articolo 10, comma 5), con la conseguenza che, dopo la fissazione dell'udienza, gli eventuali atti di disposizione non conformi al piano di risanamento sono inefficaci nei confronti dei creditori anteriori al provvedimento.

Ai fini dell'omologazione, il Giudice è chiamato ad effettuare una verifica preliminare circa la fattibilità del piano e l'insussistenza di atti di frode.

Il procedimento si svolge secondo il rito camerale, previsto dal comma 6 dell'articolo 10 in esame attraverso l'espresso richiamo agli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile.

Il decreto di fissazione dell'udienza è reclamabile innanzi al Tribunale.

Le adesioni dei creditori, espresse mediante dichiarazione sottoscritta del proprio consenso alla proposta, devono giungere all'organismo di composizione della crisi anche per telegramma o raccomandata a/r o per telefax o per posta elettronica certificata, almeno dieci giorni prima dell'udienza.

In caso di mancata dichiarazione da parte dei creditori, l'articolo 11, comma 1 della legge n. 3 del 2012 stabilisce che si ritiene che abbiano prestato consenso alla proposta nei termini in cui è stata loro comunicata.

In tal modo, analogamente a quanto previsto in tema di concordato preventivo dall'articolo 178, quarto comma della L.F., al silenzio del creditore si attribuisce valore di consenso.

Tutti i creditori, privilegiati o chirografari, hanno diritto di aderire all'accordo e, ai fini dell'omologazione, è necessario che l'accordo sia raggiunto con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti.

Inoltre, i creditori muniti di privilegio, pegno e ipoteca dei quali la proposta prevede l'integrale pagamento non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza e non hanno diritto di esprimersi sulla proposta, salvo che non rinuncino in tutto o in parte al diritto di prelazione" (articolo 11, comma 2 della legge n. 3 del 201232).

Il comma 5 dell'articolo 11 della legge n. 3 del 2012 prevede, infine, che la produzione di effetti dell'accordo cessa di diritto qualora il debitore non esegua "integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti secondo il piano alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie. L'accordo è altresì revocato se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori.

Il Giudice provvede d'ufficio alla revoca dell'accordo con decreto reclamabile, ai sensi dell'articolo 739 del codice di procedura civile, innanzi al tribunale.

L'articolo 12 della legge n. 3 del 2012 stabilisce che, dopo il raggiungimento dell'accordo, il Giudice procede all'omologazione allorché:

  1. rigetti le eventuali contestazioni dei creditori;
  2. verifichi il raggiungimento della maggioranza, consistente nell'adesione dei creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti;
  3. verifichi l'idoneità dell'accordo ad assicurare il pagamento integrale dei crediti impignorabili nonché dei crediti tributari inerenti alle risorse proprie dell'UE, all'IVA e alle ritenute operate e non versate.

In presenza di contestazioni sulla convenienza dell'accordo, il Giudice dispone l'omologazione se ritiene che il credito può essere soddisfatto dall'esecuzione dello stesso in misura non inferiore all'alternativa liquidatoria disciplinata dalla sezione seconda (articolo 12, comma 2).

Il comma 3-bis dell'articolo 12 in esame prevede che l'omologazione deve intervenite nel termine di sei mesi dalla presentazione della proposta.

Il successivo comma 4 stabilisce che l'obbligatorietà dell'accordo omologato viene meno in caso di risoluzione dell'accordo stesso o di mancato pagamento dei crediti impignorabili, nonché dei crediti relativi alle risorse proprie dell'UE, all'IVA e alle ritenute operate e non versate.

L'accertamento del mancato pagamento di tali crediti è chiesto al Tribunale con ricorso da decidere in camera di consiglio, ai sensi degli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo avverso il conseguente provvedimento "si propone al tribunale e del collegio non può far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento.

Omologazione del piano del consumatore

Il procedimento di omologazione del piano del consumatore e i relativi effetti sono disciplinati dagli articoli 12-bis e 12-ter della legge n. 3 del 2012.

In base alla prima disposizione citata, il Giudice, dopo aver verificato la fattibilità del piano, la sua idoneità ad assicurare il pagamento integrale dei crediti impignorabili, nonché dei crediti di cui all'articolo 7, comma 1, terzo periodo, dispone l'omologazione quando esclude che il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

Come sottolineato in precedenza, per il piano non è richiesto il consenso dei creditori e, dunque, il Giudice fonda le sue valutazioni sulla idoneità, sulla fattibilità del piano e sulla condotta tenuta dal soggetto interessato.

In presenza di contestazioni sulla convenienza del piano, il Giudice procede all'omologazione se ritiene che il credito possa essere soddisfatto dall'esecuzione del piano in misura non inferiore all'alternativa liquidatoria (articolo 12-bis, comma 4).

Il Giudice dispone un'idonea forma di pubblicità per il decreto di omologazione; qualora il piano preveda la cessione o l'affidamento a terzi di beni immobili o di beni mobili registrati, il decreto deve essere trascritto a cura dell'organismo di composizione della crisi.

L'omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi dalla presentazione della proposta.

Nel caso del piano è prevista, ai sensi del comma 7 dell'articolo 12-bis, l'equiparazione al pignoramento del decreto di omologazione e non comeinvece stabilito per l'accordo a norma dell'articolo 10, comma 5 della legge n. 3 del 2012 - del decreto di fissazione dell'udienza.

In merito agli effetti dell'omologazione, l'articolo 12-ter prevede che, dalla data di omologazione del piano, i creditori con causa o titolo anteriore non possono iniziare o proseguire azioni esecutive individuali e che, ad iniziativa degli stessi creditori, non possono iniziarsi o proseguirsi azioni cautelari né acquistarsi diritti di prelazione sul patrimonio del soggetto che ha presentato la proposta di piano.
Per espressa disposizione del comma 4 dell'articolo 12-ter in esame, tali effetti vengono meno a fronte del mancato pagamento dei titolari di crediti impignorabili, nonché dei crediti di cui all'articolo 7, comma 1, terzo periodo.

Come previsto in tema di accordo ai sensi dell'articolo 12, comma 4, l'accertamento del mancato pagamento dei predetti crediti è chiesto al Tribunale con ricorso da decidere in camera di consiglio (articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile).

Reclamabilità del diritto di omologazione

Il comma 2 dell'articolo 12 della legge n. 3 del 2012 dispone che relativamente al decreto di omologazione dell'accordo si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo, anche avverso il provvedimento di diniego, si propone al tribunale e del collegio non può far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento.

Le medesime disposizioni operano per l'omologazione del piano, dal momento che l'articolo 12-bis, comma 5, della legge n. 3 del 2012 prevede che si applica l'articolo 12, comma 2, terzo e quarto periodo.

Dunque, nei procedimenti sopra richiamati il Giudice si pronuncia in camera di consiglio con decreto motivato, reclamabile innanzi al Tribunale.

In mancanza della previsione di un termine specifico, si ritiene applicabile l'articolo 739 del codice di procedura civile, per il quale il reclamo al Tribunale si può proporre nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del decreto, se è dato in confronto di una sola parte, o dalla notificazione se è dato in confronto di più parti.

Si tratta di meccanismo processuale analogo a quello contemplato dall'articolo 183 della L.F., in base al quale il decreto con cui il Tribunale provvede sul giudizio di omologazione del concordato preventivo è reclamabile innanzi "alla corte di appello, la quale pronuncia in camera di consiglio.

Su tale ultima disciplina, la Suprema Corte, con la sentenza n. 22932 del 2011, ha precisato che il decreto con il quale la Corte d'appello decide sul reclamo avverso il decreto del Tribunale che omologa la proposta di concordato preventivo, avendo natura di sentenza, è impugnabile per cassazione nel termine di sessanta giorni dalla notificazione, previsto dall'articolo 325, secondo comma, del codice di procedura civile o, in mancanza di notificazione, nel termine di sei mesi dalla pubblicazione, di cui all'articolo 327, primo comma, del medesimo codice.

In considerazione delle argomentazioni svolte dalla Corte di cassazione, a parere della scrivente è possibile ritenere che anche il decreto con il quale il Tribunale decide sul reclamo proposto avverso il decreto di omologazione ai sensi dell'articolo 12, comma 2 e dell'articolo 12-bis, comma 3 della legge n. 3 del 2012 sia impugnabile per cassazione nei termini previsti, rispettivamente, dagli articoli 325 e 327 del codice di procedura civile.

Esecuzione dell'accordo e del piano del consumatore

L'articolo 13, comma 1 della legge n. 3 del 2012 dispone che, se per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni sottoposti a pignoramento ovvero se previsto dall'accordo o dal piano del consumatore, il giudice, su proposta dell'organismo di composizione della crisi, nomina un liquidatore che dispone in via esclusiva degli stessi e delle somme incassate.

Inoltre, il comma 4-bis dell'articolo 13 in esame contempla un diritto di prelazione per i crediti insorti in occasione o in funzione dei procedimenti di risoluzione della crisi da sovraindebitamento; tali crediti sono, quindi, soddisfatti con preferenza rispetto agli altri.

Infine, il successivo comma 4-ter introduce la possibilità per il debitore e per il consumatore di modificare l'accordo o il piano se l'esecuzione di questi ultimi diviene impossibile per ragioni a loro non imputabili.

Annullamento e risoluzione dell'accordo - Revoca e cessazione degli effetti dell'omologazione del piano

L'articolo 14 della legge n. 3 del 2012 prevede l'annullamento dell'accordo di composizione della crisi quando:

  • sia stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell'attivo;
  • siano state dolosamente simulate attività inesistenti.

Tenuto conto che l'articolo 14, comma 1 della legge n. 3 del 2012 precisa che "Non è ammessa alcuna altra azione di annullamento", deve ritenersi che le ipotesi sopra indicate, in presenza delle quali i creditori possono attivare il procedimento di annullamento dell'accordo, si configurano tassative.

Il ricorso per l'annullamento può essere proposto da ciascun creditore al Tribunale nel termine di sei mesi dalla scoperta del fatto doloso o colposo e, in ogni caso, non oltre due anni dalla scadenza del termine fissato per l'ultimo adempimento previsto dall'accordo.

Ciascun creditore può chiedere, altresì, la risoluzione dell'accordo qualora:

  • il debitore non adempia agli obblighi assunti;
  • le garanzie promesse non vengano costituite o l'esecuzione dell'accordo divenga impossibile per ragioni non imputabili allo stesso debitore.

La risoluzione va chiesta con ricorso al Tribunale da proporre entro sei mesi dalla scoperta delle circostanze sopra elencate e, in ogni caso, entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l'ultimo adempimento previsto dall'accordo.

Sia nel caso della risoluzione che in quello dell'annullamento dell'accordo, si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile e il reclamo si propone al tribunale" (articolo 14, comma 5 della legge n. 3 del 2012).

Analogamente, per quanto concerne il piano del consumatore, l'articolo 14-bis contempla la possibilità, per ciascun creditore, di chiedere la cessazione degli effetti dell'omologazione quando:

  1. sia stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell'attivo;
  2. siano state dolosamente simulate attività inesistenti;
  3. il debitore non adempia agli obblighi assunti;
  4. le garanzie promesse non vengano costituite o l'esecuzione del piano divenga impossibile per ragioni non imputabili allo stesso debitore.

In relazione ai motivi di cui ai punti 1. e 2., il ricorso per la cessazione degli effetti dell'omologazione va proposto entro sei mesi dalla scoperta del fatto doloso o colposo e, in ogni caso, non oltre due anni dalla scadenza del termine fissato per l'ultimo adempimento previsto dallo stesso piano.

A fronte dei motivi indicati ai punti 3. e 4., il ricorso va proposto entro sei mesi dalla scoperta delle circostanze ivi indicate e, in ogni caso, entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l'ultimo adempimento previsto.

L'annullamento e la risoluzione dell'accordo, nonché la dichiarazione di cessazione degli effetti dell'omologazione del piano non pregiudicano i diritti acquistati dai terzi in buona fede. 3

La liquidazione del patrimonio

In alternativa all'accordo e al piano del consumatore, il soggetto in stato di sovraindebitamento può attivare il procedimento di liquidazione del patrimonio, che riguarda tutti i suoi beni40 ad eccezione di quelli elencati dall'articolo 14-ter, comma 641 della legge n. 3 del 2012.

Dal contenuto del comma 142 del medesimo articolo 14-ter emerge che non può accedere alla liquidazione il debitore che:

  • è soggetto a procedure concorsuali diverse dall'accordo, dal piano e dalla liquidazione del patrimonio;
  • ha fatto ricorso, nei cinque anni precedenti, alle procedure relative all'accordo, al piano e alla liquidazione del patrimonio.

Al fine di avviare la procedura di liquidazione, il debitore propone ricorso al Tribunale del luogo ove ha la residenza o la sede principale, corredato dalla documentazione di cui all'articolo 9, commi 2 e 3 (vedi paragrafo 4.2.). Al ricorso vanno inoltre allegati l'inventario di tutti i beni del debitore, oltre ad una relazione particolareggiata43 dell'organismo di composizione della crisi. 9

Ai sensi del comma 4 dell'articolo 14-ter, l'organismo di composizione della crisi, entro tre giorni dalla richiesta di relazione, ne dà notizia all'agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli enti locali, competenti sulla base dell'ultimo domicilio fiscale dell'istante.

La domanda è inammissibile qualora la documentazione prodotta non consenta di ricostruire la situazione patrimoniale ed economica del debitore. Il deposito della domanda sospende il corso degli interessi convenzionali o legali per i crediti senza diritto di prelazione.

Conversione della procedura di composizione in liquidazione

L'articolo 14-quater della legge n. 3 del 2012 prevede che, in ipotesi di annullamento o di risoluzione dell'accordo o di cessazione degli effetti dell'omologazione del piano, il Giudice, su istanza del debitore o di uno dei creditori può disporre, con apposito decreto, la conversione della procedura di composizione della crisi in quella di liquidazione del patrimonio.

Tale conversione è, inoltre, disposta dal Giudice nel caso in cui l'accordo o il piano cessano di diritto ai sensi dell'articolo 11, comma 5, ossia nel caso in cui "il debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti secondo il piano alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza obbligatorie. L'accordo è altresì revocato se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori.

Apertura della liquidazione

Se il ricorso proposto dal debitore al Tribunale risulta ammissibile, il Giudice apre la procedura con decreto e nomina un liquidatore, da individuare tra i professionisti in possesso dei requisiti richiesti dall'articolo 2845 della L.F.; dispone, inoltre, le idonee forme di pubblicità della domanda e del decreto stesso e ordina lo spossessamento, in favore del liquidatore, dei beni da sottoporre alla procedura.

In modo analogo a quanto previsto per il decreto di fissazione dell'udienza relativa alla proposta di accordo e per il decreto di omologazione del piano, il decreto di apertura della procedura di liquidazione è equiparato all'atto di pignoramento.

Una volta eseguita la pubblicità prevista dall'articolo 14-quinquies, comma 246, i creditori con titolo o causa posteriori non possono aggredire i beni sottoposti a liquidazione. Tuttavia, i crediti sorti in occasione o in funzione della liquidazione o del procedimento relativi all'accordo o al piano sono soddisfatti con preferenza rispetto agli altri, con esclusione di quanto ricavato dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno e ipoteca per la parte destinata ai creditori garantiti (articolo 14-duodecies della legge n. 3 del 2012). 41

L'articolo 14-quinquies, comma 4 della legge n. 3 del 2012 fissa la durata minima della procedura, che rimane aperta fino alla completa esecuzione del programma di liquidazione "e, in ogni caso, ai fini di cui all'articolo 14-undecies47, per i quattro anni successivi al deposito della domanda.

Esecuzione della liquidazione

Il liquidatore forma l'inventario e comunica ai creditori la data entro la quale vanno presentate le domande di ammissione al passivo e la data entro la quale lo stato passivo sarà comunicato al debitore e ai creditori.

Esaminate le domande presentate dai creditori per la partecipazione alla procedura, il liquidatore redige un progetto di stato passivo, che comprende l'elenco dei titolari di diritti sui beni di proprietà o in possesso del debitore, lo comunica agli interessati e, in mancanza di osservazioni, lo approva, dandone comunicazione alle parti.

A fronte di osservazioni che ritiene fondate, il liquidatore, entro il termine di quindici giorni dall'ultima osservazione, redige un nuovo progetto e lo comunica agli interessati. Quando si tratta di contestazioni non superabili, il liquidatore rimette gli atti al Giudice, che provvede alla definitiva formazione del passivo.

La liquidazione si svolge in base al programma predisposto dal liquidatore, al quale, a norma dell'articolo 14-novies, comma 2 della legge n. 3 del 2012, è attribuita l'amministrazione dei beni oggetto della procedura.

Le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in attuazione del programma di liquidazione sono effettuati dal liquidatore tramite procedure competitive, anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime da parte di operatori esperti, assicurando la massima informazione e partecipazione dei soggetti interessati.

Il Giudice dispone con decreto la chiusura della procedura soltanto dopo aver accertato la completa esecuzione del piano e, in ogni caso, non prima che siano decorsi quattro anni dalla data di deposito della domanda (articolo 14-novies, comma 5).

Esdebitazione

L'esdebitazione si concreta nella dichiarazione giudiziale di inesigibilità dei crediti non soddisfatti integralmente attraverso la liquidazione del patrimonio.

Per espressa disposizione dell'articolo 14-terdecies, comma 1 della legge n. 3 del 2012, l'esdebitazione riguarda il "debitore persona fisica" ed è condizionata alla sussistenza di una serie di requisiti riferiti ai precedenti e al comportamento del debitore stesso.

Il successivo comma 2 esclude l'esdebitazione quando il sovraindebitamento del soggetto interessato è imputabile ad un ricorso al credito colposo e sproporzionato rispetto alle sue capacità patrimoniali e quando il medesimo soggetto, nei cinque anni precedenti l'apertura della liquidazione o nel corso della stessa, ha posto in essere atti in frode ai creditori, pagamenti o altri atti dispositivi del proprio patrimonio, ovvero simulazioni di titoli di prelazione, allo scopo di favorire alcuni creditori a danno di altri.

Infine, a norma del comma 3 dell'articolo 14-terdecies, l'esdebitazione non opera per i debiti derivanti da obblighi di mantenimento o alimentari, da risarcimento dei danni per illecito extracontrattuale, per le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti, nonché per i debiti fiscali che, pur avendo causa anteriore al decreto di apertura delle procedure relative all'accordo, al piano e alla liquidazione del patrimonio , sono stati successivamente accertati a seguito della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi.

Se i descritti presupposti e limiti dell'esdebitazione risultano osservati, il Giudice, con decreto adottato su ricorso presentato dal debitore entro l'anno successivo alla chiusura della liquidazione, dichiara l'inesigibilità dei crediti non soddisfatti integralmente.

Avverso il predetto decreto, i creditori non soddisfatti integralmente possono proporre reclamo al Tribunale, ai sensi dell'articolo 739 del codice di procedura civile.

In ogni caso, il decreto di esdebitazione può essere revocato in qualsiasi momento, su istanza dei creditori, qualora sia stato concesso nonostante il debitore, nei cinque anni antecedenti all'apertura della liquidazione o nel corso della stessa, abbia posto in essere atti in frode ai creditori, pagamenti o atti di disposizione o simulazione di titoli di prelazione, per favorire alcuni creditori a danno di altri.

Il decreto è altresì revocabile quando il debitore, con dolo o colpa grave, abbia aumentato o diminuito il passivo ovvero sottratto o dissimulato una parte rilevante dell'attivo o, infine, simulato attività inesistenti.

Gli organismi di composizione della crisi

Gli organismi di composizione della crisi, iscritti in un apposito registro tenuto presso il Ministero della giustizia, svolgono rilevanti funzioni di ausilio al debitore, ai creditori e al Giudice e assumono tutte le iniziative dirette alla predisposizione del piano di ristrutturazione, del programma di liquidazione e alla relativa esecuzione.

L'articolo 15, comma 1 della legge n. 3 del 2012 prescrive che possono costituire tali organismi:

  1. gli enti pubblici dotati di requisiti di indipendenza e professionalità, determinati ai sensi del regolamento adottato con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro dell'economia e delle finanze, 24 settembre 2014, n. 202, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 21 del 27 gennaio 201551;
  2. gli organismi di conciliazione costituiti presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ai sensi dell'articolo 2 della legge 29 dicembre 1993, n. 58052;
  3. il segretario sociale costituito ai sensi dell'articolo 22, comma 4, lettera a), della legge 8 novembre 2000, n. 32853;
  4. gli ordini professionali degli avvocati, dei commercialisti ed esperti contabili e dei notai.

I soggetti di cui ai punti b), c) e d) sono iscritti di diritto, a semplice domanda, nell'apposito registro tenuto presso il Ministero della giustizia.

Il comma 9 del medesimo articolo 15 prevede che i compiti e le funzioni dell'organismo di composizione della crisi possono essere svolti anche da un professionista o da una società tra professionisti che possieda i requisiti richiesti dall'articolo 28 della L.F. ovvero da un notaio, nominati dal Presidente del Tribunale o dal Giudice da lui delegato.

Gli aspetti penali del sovraindebitamento

L'articolo 16 della legge n. 3 del 2012 configura specifici reati a carico del debitore e dei componenti dell'organismo di composizione della crisi ovvero del professionista di cui all'articolo 15, comma 9.

In particolare, il comma 1 del predetto articolo 16 dispone che "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 1.000 a 50.000 euro il debitore che:

  1. al fine di ottenere l'accesso alla procedura di composizione della crisi … aumenta o diminuisce il passivo ovvero sottrae o dissimula una parte rilevante dell'attivo ovvero dolosamente simula attività inesistenti;
  2. al fine di ottenere l'accesso alle procedure di cui alle sezioni prima e seconda del presente capo produce documentazione contraffatta o alterata, ovvero sottrae, occulta o distrugge, in tutto o in parte, la documentazione relativa alla propria situazione debitoria ovvero la propria documentazione contabile;
  3. omette l'indicazione di beni dell'inventario di cui all'articolo 14-ter, comma 3;
  4. nel corso della procedura" di composizione della crisi da sovraindebitamento effettua pagamenti in violazione dell'accordo o del piano del consumatore.

Il successivo comma 2 stabilisce che il componente dell'organismo di composizione della crisi o il professionista di cui all'articolo 15, comma 9, che rende false attestazioni in ordine alla veridicità dei dati contenuti nella proposta o nei documenti ad essa allegati, alla fattibilità del piano ai sensi dell'articolo 9, comma 255, ovvero nella relazione di cui gli articoli 9, comma 3-bis, 12, comma 1 e 14-ter, comma 356, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 1.000 a 50.000 euro.

La medesima pena si applica qualora il componente dell'organismo di composizione della crisi o il professionista di cui all'articolo 15, comma 9, della legge n. 3 del 2012 arrechi danno ai creditori "omettendo o rifiutando senza giustificato motivo un atto del suo ufficio.

Le Direzioni regionali vigileranno affinché le istruzioni fornite e i principi enunciati con la presente circolare vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.

15 maggio 2015 · Andrea Ricciardi

Richiedi assistenza gratuita sugli argomenti trattati nell'articolo

Richiedi assistenza gratuita o ulteriori informazioni su la legge 3/2012 sul sovraindebitamento in termini tecnici: manuale per legali e professionisti nel settore.

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.