Sorpresa: la laurea serve anche al call center

Antonio Manca, 38 anni di Rivoli, provincia di Torino. Un percorso «singolare» come lo definisce lui stesso. «Mi sono laureato in psicologia del lavoro, indirizzo marketing e ricerche di mercato all'Università di Torino. Poi ho preso anche un master in psicologia». Ma raccontata così, con la freddezza dei curricula, il percorso di Antonio (nella foto) non svela tutta la verità.

Che è stata un po' più complicata. «Ho iniziato a lavorare durante gli studi: uno dei mie professori universitari era anche uno dei responsabili di una società milanese che faceva ricerche di mercato. Sono rimasto lì dal ‘ 94 al 2001». Ma lavorare a Milano era improponibile per tempi, costo della vita e, soprattutto, c'erano quegli esami che avanzavano con lentezza. «I weekend erano sempre in apnea. Sono passato a un'altra società di Torino, ma è durata poco».

È così che è iniziata l'esperienza nel call center. Antonio si è dovuto adattare. «Sono passato a lavorare al customer care di Seat Pg come co.co.co.. Se mi sono sentito mai precario? Certo. Anche perché a una certa età senza accesso al credito o senza la possibilità di avere un mutuo è dura per tutti». Però Antonio ha continuato a puntare sulla laurea. «Mi serviva del tempo per concludere la tesi: così nel 2004 ho lasciato per laurearmi a 34 anni». Poi tirocinio e iscrizione all'albo. Ed è allora che è finito in un'altra società di call center, Comdata, azienda che gestisce in outsourcing i back office aziendali.

Un'esperienza iniziata in un'agenzia interinale e finita con l'assunzione a tempo indeterminato. «Se mi sento valorizzato? Sì. Oggi utilizzo il mio talento e le mie competenze. Ad un'età come la mia non è facile trovare chi decide di investire migliaia di euro su di te». Senza retorica: credere in se stessi serve ancora. illavorochecambia@corriere.it

dal Corriere della Sera del 26 settembre 2008.

11 ottobre 2008 · Patrizio Oliva

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