Silvio Berlusconi l'utilizzatore finale - Dopo Noemi Letizia è la volta di Ruby e del bunga bunga [Commento 3]

  • gianluigi nuzzi (libero-news.it) 27 ottobre 2010 at 12:02

    I processi di autosuggestione giudiziaria o di autocombustione mediatica creano cortocircuiti dal 1992. All'epoca il cronista chiamava a casa la moglie di Tizio o la figlia minorenne: «Scusa tesoro, hanno arrestato papà? Ah, no? Non ancora?». E quella se andar bene sveniva. Oggi, si è imparato poco. Non si va per il sottile. Finiscono sui giornali scampoli di notizie, brandelli di indiscrezioni che danno a Caio del violentatore o poco ci manca. La scena è sempre la stessa. Tizio e Caio, ovviamente sono politici. Oggi, però, Tizio e Caio sono pseudonimi di Berlusconi Silvio.

    Così ieri Il Fatto ha sparato a pagina 2 un pezzo choc: “«Io e Berlusconi»: una ragazza accusa, denuncia alla Procura di Milano che sta accertando la veridicità del racconto”. Insomma, il succo della storia, ci sarebbe una ragazza marocchina che ha denunciato ai magistrati di aver avuto incontri con Berlusconi quando era minorenne. E anche i praticanti sanno che finire a letto con una ragazza anche consenziente tra i 14 e i 18 anni determina l'accusa di violenza sessuale. Con i dovuti “se”, “ma”, e i condizionali del caso Gianni Barbacetto, firma della cronaca giudiziaria ambrosiana lancia la notizia bomba.

    O, meglio, mette nero su bianco un'insidiosa indiscrezione che circola tra la Milano (delle manette?) e la Roma dei palazzi. Passa qualche ora, e il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati smentisce. Nei suoi uffici non è stata avviata alcuna indagine per verificare su incontri a carattere sessuale con il premier e la giovane. La storia si potrebbe chiudere rapidamente. Ma non è così. Barbacetto è cronista misurato, Bruti Liberati non fa la classica smentita. Non dice che “la notizia è destituita di fondamento”. Dice altro: da me non è partita alcuna indagine. Che sia invece arrivata o stia per arrivare?

    Per saperne di più basta sentire investigatori, qualche loro amico giornalista e, nuova figura nella galassia vicino ai pubblici ministeri, i finiani più informati. La storia è questa: da una costola dell'inchiesta su Fabrizio Corona, si sta indagando sulle premiate scuderie di Lele Mora. Le verifiche hanno trovato una saldatura con un fatto di cronaca. L'avvenente marocchina, classiche misure giuste al posto giusto nome d'arte Ruby R., era in portafoglio al noto “manager”.

    Questa minorenne sarebbe stata segnalata a Lele Mora che avrebbe quindi cercato di immaginare per lei delle prospettive nel mondo della tv. E gli incontri sessuali raccolti inizialmente in via confidenziale dalla ragazza. Vero, balle? È ancora presto per dirlo. Anche perché tutto è iniziato in modo apparentemente casuale ovvero per una rissa in una casa a Milano con Ruby tra i protagonisti. Lei finisce al commissariato di zona, i suoi documenti non sono perfetti. Presa dal panico, per difendersi, indica Silvio tra i suoi amici. «Conosce il presidente?». «Certo come no…». E via congetture a cascata. Gli inquirenti però non mostrano la tensione delle grandi indagini. Insomma, la storia potrebbe sgonfiarsi ancor prima di nascere e arrivare in procura. Da quanto apprende Libero un'informativa sull'intera vicenda dovrebbe arrivare a breve al procuratore aggiunto Pietro Forno.

    Se la storia a uno stato embrionale è questa si impongono delle considerazioni. Magari, infatti, siamo di fronte alla fotocopia di una Patrizia D’Addario operante al nord Italia o l'avvenente marocchina dimostra il doppio degli anni? Lo stato dell'arte suggerirebbe la prudenza ma come nel ’92 c'è la concorrenza, la sete di notizie e tutto precipita. Se poi le notizie provocano una pioggia di fango sul premier, pazienza o tanto meglio. Così il Fatto pur di lanciare il caso riassume il tutto in un richiamo furbo in prima pagina: “Una ragazza accusa B. Verità o solo ricatto?”. Eppure, almeno il passato qualcosa dovrebbe insegnare. Né si tratta proprio di dettagli se si pensa al caso D’Addario e a quello di Noemi, la ragazza di Casoria. Per mesi sui giornali è andato avanti il tormentone. Berlusconi usava le escort chissà per quali fini, se le portava a letto per i più incredibili giochi erotici, Tarantini da lui otteneva appalti e lavori da favola. Ancora: e Noemi è figlia di chi? Ipotesi barbare solo a danno delle famiglie chiamate in causa.

    Poco importa che non abbiano sortito alcun procedimento penale contro il premier.

    Certo, lui si è visto frugare nel letto di casa, nel bagno, ma bisogna prenderne atto: la privacy è inviolabile per Silvio Sircana, l'allora portavoce di Romano Prodi fotografato in mezzo alla strada mentre chiacchierava con un travestito. Non per Berlusconi.
    Per il premier da Firenze a Milano con trame diverse i pubblici ministeri hanno in serbo indagini nuove, altre rinfrescate, altre, ancora come innesti su vicende che languivano senza meta. A Palermo ad esempio stanno decidendo proprio in queste ore se iscrivere il suo nome nel registro degli indagati per riciclaggio.

    La penna è in mano al pubblico ministero Antonino Ingroia che dovrà sciogliere la riserva. Pare scontato che ciò avvenga dopo le parole di Massimo Ciancimino, che sarà sottoposto a una batteria di interrogatori in settimana e, anche, la documentazione bancaria acquisita. Il riciclaggio è uno dei reati a più lenta prescrizione.

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