Signoraggisti di lotta e di governo

Le ultime dichiarazioni del ministro dell'Economia sul cospirazionismo signoraggista hanno imbevuto miti e leggende sulla sovranità monetaria. E gli effetti si ammirano in un manifesto di Massimo Fini contro la cosiddetta dittatura bancaria e tecnofinanziaria

Dagli anni ‘90 in poi, gli Stati hanno rinunciato a fare gli Stati e la politica monetaria. La politica ha ceduto la sua sovranità al mercato e ai banchieri“: le recenti dichiarazioni Ministro dell'Economia Giulio Tremonti sul fatto che la moneta è stata privatizzata (evidentemente vive in un mondo immaginario) mostrano che esiste una cospicua quantità di miti e leggende che stimolano la fantasia popolare e che possono essere usati per turlupinare l'elettore. Una sorta di borsa di Mary Poppins da cui attingere baggianate: ci si può trovare di tutto, dalla diffidenza verso i banchieri all'antisemitismo, dalla confusione tra moneta e ricchezza al mito del signoraggio. Se qualcuno ha bisogno di un nemico immaginario, o solo di un artificio retorico per distrarre l'uditorio, non deve che aprire la borsa. Questo per il signoraggismo di governo. Poi c'è quello di lotta, di cui il manifesto di Massimo Fini è un fulgido esempio. Già il titolo è tutto un programma: “Appello contro la Dittatura Bancaria e Tecnofinanziaria“. Arriviamo subito dopo ai tempi di Carlomagno: “No alla vita basata sul prestito e sull'usura“: non importa se la lotta contro l'usura abbia danneggiato l'economia medievale, e se la teoria economica ha capito il fenomeno dell'interesse da ormai un secolo e oltre. Poi cosa significa che non bisogna avere una vita basata sul prestito? Che se ho bisogno di 100€ oggi non posso chiederli a qualcuno, promettendone 107€ tra un anno in cambio? Senza prestiti, l'economia collasserebbe e moriremmo tutti di fame, perché non sarebbe possibile finanziare investimenti o aziende.

CONTI E CONTICINI - Preventivamente, due cose sull'interesse. Argomento noioso forse, ma necessario, altrimenti si torna alle scempiaggini medievali contro l'usura. Supponiamo che affittare un trattore per un anno costi 9,500€, e che con il trattore si possano produrre (dopo un anno) 10,000€ di grano: possiamo dire che il trattore oggi “vale” 10,000€ di grano tra un anno. Ma quanto vale il grano futuro? Sicuramente meno del grano presente, a parità di condizioni: la differenza è l'interesse.. Siccome tutta l'economia capitalista si basa sull'investimento in beni capitali per ottenere elevata produzione di merci, senza interesse quasi tutto ciò che consumiamo sparirebbe. Si noti anche un'ovvietà: il vecchietto o il lavoratore che investono in titoli di Stato stanno guadagnando interesse: sono “capitalisti”, nel senso marxiano del termine, e traggono profitto dalla sete pubblica di fondi. Annullare l'interesse significa anche distruggere le pensioni, quindi. Il manifesto inizia subito con le falsità (non menzogne, perché non posso escludere che chi propina certi miti ci creda): “La Banca Centrale Europea … emette le banconote di Euro … appropriandosi del poter d'acquisto del denaro che crea a costo zero“. Doppia scempiaggine: prima di tutto perché il reddito da banconote non è pari al valore nominale del circolante, ma all'interesse sul collaterale immagazzinato per emettere circolante (circa il 3% del valore nominale); poi perché quel reddito va quasi per intero al Tesoro.

ECCO COME VA VERAMENTE - La monetizzazione dei titoli di debito funziona così: una banca va alla banca centrale con 100€ nominali di titoli di debito pubblico. Il titolo viene accettato e rimane in banca centrale, e in cambio la banca ottiene ad esempio 95€ in contanti. Dopo una settimana la banca riporta 95.1€ (0.1€ di interessi) alla banca centrale e ottiene in cambio il proprio titolo: l'offerta di moneta, che prima era salita di 95€, ora ridiscende ai livelli precedenti. La banca centrale prende l'interesse guadagnato e - tranne una piccola parte di spese operative - lo dà al Tesoro. Continuiamo con gli errori: “Gli Stati pagano questa cifra con titoli di Stato, quindi indebitandosi. Su questo debito inestinguibile, pagheranno (pagheremo) gli interessi passivi per sempre“. In realtà, monetizzando debito lo Stato riduce gli interessi che deve pagare, e poi la parte della spesa per interessi monetizzata è reddito del Tesoro. E poi scusate: se monetizzare debito creasse dei problemi mostruosi a chi ottiene moneta, per quale motivo le banche e le istituzioni finanziarie in crisi sono ben contente di monetizzare i propri asset finanziari e ottenere denaro sonante oggi in cambio?

CONTINUANO! - “Per contenere il debito pubblico, che è generato soprattutto dal costo dell'emissione del danaro che lo Stato paga alla BCE, ogni governo è costretto ad aumentare una pressione contributiva diretta ed indiretta sempre più alta nel tempo“. In realtà il debito pubblico è pari alla somma dei deficit pubblici e degli interessi, e il deficit pubblico è la differenza tra spese e tasse: quindi per ridurre il debito pubblico basta ridurre la spesa, e ciò non ha nulla a che fare con la moneta. La monetizzazione consente di ridurre il costo del debito (e non certo di aumentarlo) a spese degli utilizzatori di moneta (che si trovano a pagare prezzi maggiori), e quindi è una tassa che lo Stato fa pagare ai propri cittadini. ”Utili che traggono dalla emissione monetaria vengono occultati attraverso bilanci ingannevoli, in cui si fa un'arbitraria compensazione dei guadagni da Signoraggio con inesistenti uscite patrimoniali“: vorrei tanto sapere dove stanno le prove. Se non ci sono prove, probabilmente ci sono gli estremi per il reato di calunnia: io sono contrario ai reati di opinione, ma accusare di reati senza uno straccio di prova non è certo un comportamento encomiabile. Di queste prove non ne vedremo traccia, perché quasi certamente non ve ne sono.

ALTRE BUGIE - “Dopo 60 anni di Signoraggio … l'Italia ha un enorme debito pubblico generato esclusivamente dai costi per l'emissione del danaro pagati alle Banche Centrali“. Falso: il servizio sul debito è una piccola parte della spesa pubblica. Il debito pubblico nasce dal deficit, non dalla monetizzazione: deficit che in Italia ha finanziato pensionamenti anticipati, aiuti alla Fiat, milioni di dipendenti pubblici, opere pubbliche costosissime e altri modi ignobili per comprare voti alle elezioni. ”Se l'emissione del danaro fosse stata affidata allo Stato, senza creare debito, oggi non avremmo un solo euro di debito pubblico“. Falso: come finanziare oltre 500 miliardi di euro di spese? Vedremo dopo quanto pesa il debito sulla spesa pubblica. ” Tutti i costi sociali (pubblico impiego, opere, scuole, ospedali) si sarebbero potuti coprire con i proventi da IVA … magari maggiorata al 30% per i prodotti di lusso e non popolari, e da tasse su transazioni soggette a pubblica registrazione“: come si fa a finanziare 500 miliardi di spesa pubblica (se non contiamo gli interessi sul debito) con IVA e tasse sul lusso? In quale universo parallelo ciò è possibile? Il gettito IVA è un quinto di quanto serve, si tratta di un centinaio di miliardi di euro. Il costo del servizio del debito pubblico (che non c'entra nulla con la monetizzazione del debito) è pari al 5% del PIL italiano, cioè al 10% del bilancio dello Stato. Il conto è semplice: se l'interesse medio sul debito è il 4-5%, e il debito è pari al PIL o poco superiore, il costo annuo è poco più dell'interesse medio sul debito.

FINALE COL RUTTO - Senza signoraggio, si legge, “non bisognerebbe lavorare 30 anni per comprare una piccola casa, pagando tassi da usura“: peccato che tutti i problemi finanziari degli ultimi anni sono stati causati da tassi di interesse troppo bassi che hanno stimolato investimenti e posizioni finanziarie insostenibili. Abbattere i tassi a zero è pericoloso: stimola il rischio, stimola l'indebitamento, stimola gli investimenti sontuosi, stimola il carry trade (una tecnica finanziaria molto rischiosa), stimola tutti i problemi che abbiamo visto all'opera negli ultimi anni. Questo nel breve-medio termine: nel lungo termine, senza interesse, torneremmo al Medioevo. A questa collezione di errori e di miti infondati non poteva mancare il finale salvifico: “i drammi della povertà, dell'emigrazione, del doppio lavoro familiare, del lavoro precario, del lavoro insicuro, delle pensioni minime, che, senza la voracità da usura delle Banche Centrali, si sarebbero potuti evitare“. Insomma: tutti i mali del mondo sparirebbero se sparisse una cosa che però già non esiste: il Signoraggio così come lo vedono i signoraggisti. E perché non affrontare anche il problema dell'acne giovanile, dell'eiaculazione precoce e dell'impotenza? Lasciamo questi sogni assurdi a chi non sa o non vuole vedere la realtà…

di Pietro Di Giorgio (Libertyfirst) da Giornalettismo.com

23 marzo 2009 · Patrizio Oliva

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  • winner 1963 23 ottobre 2009 at 10:48

    il signor DI GIORGIO,mistifica la realtà delle cose,perchè mente sapendo di mentire a se stesso e atutti.infatti,TREMONTI,DA GRANDE ECONOMISTA E SUPERESPERTO DI FINANZA E GIURISPRUDENZA,continua tutti i giorni a battere sul settore bancario e finanziario cercando,non tanto bonariamente perchè ormai è uscito allo scoperto,di avvisare le istituzioni finanziarie e creditizie nazionali e internazionali,che debbono finirla con il continuo perpetramento del crimine contro l'umanità del signoraggio bancario privato primario e secondario,dell'usura bancaria e dell'inesistente debito pubblico,perchè invece è un credito pubblico che i cittadini vantano in quanto tali;quindi,come disse maurice allais,PREMIO NOBEL DELL'ECONOMIA 1988,I VERI FALSARI NON SONO QUELLI CHE FALSIFICANO LE BANCONOTE DELLE BANCHE CENTRALI,MA I BANCHIERI STESSI CHE LE STAMPANO EX NIHILO(DAL NULLA).

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