Sigaretta elettronica vietata nei luoghi pubblici » Il punto

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Sigaretta elettronica vietata nei luoghi pubblici » Introduzione

La sigaretta elettronica (o e-cigarette) prende, come modello, i tradizionali prodotti per inalare il fumo, quali le sigarette, i sigari e le pipe.

È uno strumento dotato di una batteria ricaricabile che consente di inalare vapore di una soluzione di acqua, glicole propilenico, glicerolo, nicotina (in quantità variabile o anche assente) e aromi alimentari.

Il vapore inalato consente di provare un sapore e una sensazione simile a quella provata inalando il fumo di tabacco di una tradizionale sigaretta.

Non essendovi combustione, però, il rischio cancerogeno è ovviamente assente per la mancanza dei residui dovuti a questo processo (catrame, idrocarburi policiclici aromatici, eccetera).

Sigaretta elettronica proibita nei luoghi pubblici » In sostanza

Ormai abbiamo imparato a riconoscerle nelle mani dei sempre più numerosi utilizzatori che si vanno moltiplicando nelle città italiane.

Ma cerchiamo di andare oltre il semplice colpo d'occhio e capire con precisione quali sono e come funzionano le diverse parti che compongono l'e-cigarette.

La sigaretta elettronica è uno stelo cilindrico che, a seconda dei modelli, può ricalcare più o meno fedelmente l'aspetto di una sigaretta tradizionale.

A un'estremità di questo tubicino c'è una cartuccia-filtro (o un serbatoio), mentre all'altra può esserci un led che accendendosi “simula” il colore rosso della brace.

Il corpo della sigaretta elettronica è poi suddiviso in due parti, la batteria e il vaporizzatore (chiamato anche atomizzatore) collegati da un circuito elettronico.

Il funzionamento è molto semplice. La batteria si attiva, a seconda dei modelli, manualmente con un interruttore o in maniera automatica col cambio di pressione dovuta all'aspirazione del fumatore, “tirando” perciò accade che il vaporizzatore riscaldi il liquido contenuto nella cartuccia vaporizzandolo e creando una soluzione gassosa che viene inspirata ed espirata dall'utilizzatore.

Talvolta la cartuccia e il vaporizzatore sono integrati, ed in questi casi si parla di cartomizzatore.

Fondamentale, anche per stabilire l'eventuale nocività della sigaretta elettronica, è quindi la composizione del liquido vaporizzato:

Questi ultimi possono essere tabaccosi, cioè richiamare il sapore di diversi tipi di tabacco (come quello da pipa o il narghilè) o sweet, con un'ampia varietà che prevede gusti come liquirizia, rum e nocciola.

Il costo di una boccetta è di circa 5,50 euro e dura mediamente 6-7 giorni.

Nel complesso rispetto al fumo tradizionale bastano 2-3 settimane per ammortizzare la spesa iniziale del kit.

Ma chi frequenta questi punti vendita?

Sono al 99% persone che già fumano sigarette tradizionali.

I pochi non fumatori vengono per provare i prodotti senza nicotina.

Mediamente hanno tra i 25 e i 40 anni, anche se capitano anche soggetti più anziani.

Sigaretta elettronica proibita nei luoghi pubblici » Fa male?

Ma la sigaretta elettronica fa male? E' il grande dubbio che circola tra glisvapatori, così sono stati ribattezzati i nuovi adepti del fumo digitale. Sulla carta, la sigaretta elettronica fa “meno male” della sigaretta classica, perché non genera combustione.

La quantità media di nicotina presente in una sigaretta è di 0,8 mg (1 mg per le più forti). Dunque, un fumatore di 20 sigarette al giorno, a fine giornata ha assorbito 16mg di nicotina.

Nei liquidi per la sigaretta elettronica, la quantità di nicotina presente è espressa in milligrammi per millilitro.

Una quantità di nicotina di 18mg (valore medio-alto) indica la presenza di 18mg di nicotina in 1ml di liquido. Se si considera che una cartuccia corrisponde a 3 o 4 sigarette, con la sigaretta elettronica, fumando con la stessa intensità, in una giornata verrebbero utilizzate circa 6 cartucce, corrispondenti a 21 sigarette, pari a circa 7 mg di nicotina inalata utilizzando una cartuccia "media" da 18mg (e 9mg circa utilizzando una cartuccia da 24mg).

La conclusione dovrebbe essere che con la sigaretta elettronica la quantità di nicotina inalata è minore rispetto a quella delle sigarette "tradizionali", a parità di uso.

I dubbi principali sulla sigaretta sono sostanzialmente due:

  1. Il “bugiardino” del liquido inalato non è dettagliato ed è privo di avvertenze specifiche
  2. La nicotina dà comunque assuefazione, e dunque fa male alla salute

Comunque, è bene ribadire che le sigarette elettroniche non fanno fumo.

Non c'è quindi combustione: fanno vapore.

Non ci sono quindi catrame, carta, additivi o altre delle migliaia di sostanze presenti nel tabacco.

È come fare un piccolo aerosol.

Una certezza c'è: non sono cancerogene.

Per il resto, uno studioso autorevole disposto a sostenere che il vapore faccia male al cuore o ai polmoni non l'hanno ancora trovato, tanto che Umberto Veronesi (ex ministro della salute) ha dichiarato che: la sigaretta elettronica è assolutamente innocua, soprattutto quella senza nicotina, tanto è vero che, per esempio, è utilizzata per un protocollo scientifico multicentrico ufficiale. Può essere uno strumento molto utile per iniziare un processo di disassuefazione.

Sul fronte opposto c'è il professor Silvio Garattini, noto anti-fumo che tuttavia non dice che lo «svapo» faccia male, ma dichiara Non ci sono dati adeguati che permettano di stabilire se la sigaretta elettronica sia in grado, in quale misura e per quanto tempo, di disintossicare dall'abuso del tabacco... Non mi sembra positivo il fatto che anche chi non fuma cominci a fare uso di questo strumento.

Ma questo non ha scoraggiato i milioni di fumatori che, in Italia e nel mondo, stanno tentando di smettere attraverso la e-cigarette.

Alcuni brand hanno addirittura aperto nelle città italiane negozi monomarca, eleganti boutiques dove giovani commessi competenti accolgono gli acquirenti dedicando loro il tempo necessario - anche un'ora a cliente - per capire come gestire il nuovo narghilè elettronico e liberarsi della “scimmia”.

E, a giudicare dalle file nei negozi e dal boom di acquisti registrato negli ultimi mesi, il gioco per il momento, sembrava valere la candela.

Ma le multinazionali del tabacco sanno che il futuro passa da qui: comprano aziende di aromi e di hardware (anche se il brevetto resta cinese) e ci studiano come in realtà fanno dagli anni Novanta: il loro obiettivo è che le sigarette elettroniche diventino prodotti da tabaccheria e che i vari negozietti vadano a sparire.

Ora, in effetti, è una giungla: i vari Stati non sanno che pesci pigliare.

Applicare le accise sul tabacco? Ma la nicotina non si ricava solo dal tabacco, e molti liquidi, come detto, non ne contengono.

Dunque è un prodotto farmaceutico, come i cerotti alla nicotina?

Nel qual caso, la tassazione si abbassa.

Così, nell'attesa, le e-cig non sono niente: il ministro ha dovuto ammetterlo. Che si fa allora?

Sigaretta elettronica proibita nei luoghi pubblici » La tesi complottistica

Come già accennato, sembra aver avuto più successo un brutto tubetto a vapore che tante nobili campagne contro il fumo.

Il problema, infatti, esiste e resiste. Se non credete alle cifre - il 22,3% degli italiani fuma, solo 1,5% meno di dieci anni fa - fatevi un giro fuori da una discoteca o in un reparto di pneumologia.

Certo, qualcosa è stato fatto.

Il divieto di fumo nei luoghi pubblici (legge Sirchia) è tra i provvedimenti migliori dei governi Berlusconi.

A dimostrazione che quando s’impegna anche il Cavalier Catastrofe ne imbrocca qualcuna.

Il successo commerciale delle sigarette elettroniche, nate in Cina nel 2003, era sotto gli occhi di tutti.

I negozi che le vendono spuntavano come funghi, e gli svaporatori apparivano nei luoghi più impensati, felici della loro momentanea impunità.

E' vero: mancano test scientifici approfonditi (avanti, cosa si aspetta?). Ed è indiscutibille: gli “svaporatori” spesso esagerano. Nei bar e nei ristoranti, dove i loro aromi non sono a tutti graditi; al cinema, dove il vapore disturba la visione. Ma il vapore, sia pure insaporito, non può fare più danno di catrame, nicotina e centinaia di schifezze assortite che il fumatore tradizionale s’infila nei polmoni.

La percentuale di nicotina utilizzata nella sigaretta elettronica durante la fase di disintossicazione? Certo non fa bene. Ma resta una percentuale, no?

E' presto per dire che abbiamo trovato la panacea antifumo. In molti Paesi dell'Unione Europea (tra cui Belgio, Germania, Ungheria, Portogallo, Finlandia, Svezia) le sigarette elettroniche contenenti nicotina sono gestite come prodotti farmaceutici.

In Francia sono regolamentate se utilizzate a scopo terapeutico. Nel Regno Unito sono in via di regolamentazione. In altri paesi (tra i quali Australia, Canada, Norvegia, Brasile, Cina, Thailandia, Singapore e Turchia) sono vietate in attesa di valutazione definitiva.

A queste lungaggini forse non è estranea l'industria del tabacco, notoriamente attiva.

E neppure i governi, che con le sigarette ci guadagnano.

Dieci anni fa la lobby del fumo ha provato a bloccare la legge Sirchia, mobilitando tanti ingenui e alcuni furbi, secondo cui il divieto era “illiberale” (sic).

Le è andata male.

Tenterà ora di sabotare la sigaretta elettronica, creando difficoltà regolamentari e d'altro genere?

Comunque, poche cose a questo mondo fanno bene, e di certo uno strumento veduto come palliativo alla dipendenza da nicotina non può essere considerato sano, ma di certo bisogna tenere presente un dato non di poco conto.

Lo Stato italiano ha il monopolio della vendita di sigarette e tabacco, l'attuale percentuale di fumatori elettronici ammonta al 5%, e qui la domanda sorge spontanea: Non è che non potendoci mettere le mani sopra, lo Stato alimenta una disinformazione e allarmismo, che va a suo vantaggio?.

Sembra di si, a giudicare da chi pensa, non eccessivamente in malafede, che il recente divieto di utilizzarla nei luoghi pubblici, che ora vedremo, sia anche, in buona percentuale, affar loro.

Sigaretta elettronica proibita nei luoghi pubblici » Il divieto

E già. E' stata dichiarata positiva l'accoglienza del parere del Consiglio superiore di sanità, che ha valutato di vietare l'uso di sigarette elettroniche in tutti i luoghi pubblici, da parte del Codacons, associazione che per prima in Italia aveva chiesto di adottare questo divieto presentando al riguardo una apposita diffida al ministero della salute.

Il Consiglio superiore di sanità ha scelto di adottare il modello francese.

Il parere sarebbe stato ispirato alla migliore evidenza scientifica, alla protezione delle fasce deboli (minori e donne in gravidanza) e alle azioni del governo francese.

Il Consiglio Superiore di sanità in un parere inviato al ministro della Salute Lorenzin segnala che venga raccomandato che non usino le sigarette elettroniche le donne in gravidanza o in allattamento, che vengano vietate nelle scuole (per non favorire comportamenti che evocano il tabagismo).

Il Css raccomanda anche che venga regolamentata la pubblicità di tali dispositivi e che le ricariche abbiano la chiusura di sicurezza a prova di bambino.

il presidente Codacons, Carlo Rienzi, affermaSono state accolte in pieno le nostre richieste Ora non servono altri passaggi: basterà applicare le norme vigenti, compresa la Legge Sirchia, anche alle sigarette elettroniche, così da far valere il divieto nei luoghi pubblici. La comunità scientifica non ha ancora raggiunto risultati certi che possano affermare con sicurezza l`assoluta non nocività dell`utilizzo della sigaretta elettronica - spiega Rienzi - In particolare, sino a quando gli studi in materia di diffusione di sostanze nocive da parte delle e-cigarettes non avranno condotto a risultati certi e condivisi in termini di esclusione dei rischi, appare illogico considerare che il divieto di fumo nei luoghi pubblici non si riferisca, per analogia, anche alle sigarette elettroniche.

18 giugno 2013 · Marzia Ciunfrini

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