Si chiama Gennaro e da grande vorrebbe fare ... la carogna

genny 'a carognaSpesso ci domandiamo come la società, ed i media che ne riproducono, più o meno fedelmente, costumi, pregiudizi, luoghi comuni e trend di massa, possano condizionare i giovani attraverso la proposizione, spesso inconsapevole, di modelli comportamentali il più delle volte assolutamente negativi.

Mio figlio, nato a Napoli, non poteva che chiamarsi come il nonno e quindi Gennaro, dal momento che anch'io (mea culpa) sono stato condizionato da antichissime tradizioni familiari, in quella sfortunata terra fortemente radicate.

Ma Gennaro, suo malgrado costretto a trasferirsi a Roma ancora in fasce (si fa per dire), mostrò subito di non apprezzare la decisione del genitore per la scelta del nome di battesimo. Cercai di rimediare (in modo piuttosto ingenuo, lo riconosco) per quel che si poteva e senza far ricorso agli uffici anagrafici nonché all'assistenza onerosa del solito azzeccagarbugli, cominciando a chiamarlo Gennarino.

D'accordo, non era il Massimo delle opzioni. Secondo l'insegnamento del grande, compianto, Troisi, infatti, sarebbe stato meglio chiamarlo Gen. Lo ricordate il dialogo fra Gaetano e Marta, in Ricomincio da tre, quando si discuteva del nome da assegnare al nascituro? Parafrasandolo potrebbe essere all'incirca questo: ... per esempio, questo ragazzo sta vicino alla mamma... questo ragazzo si muove per andare da qualche parte? La mamma, prima di chiamare Gen-na-ri-no, il ragazzo già chissà dove è andato, chissà cosa sta facendo! Non ubbidisce, perche è troppo lungo! Invece Gen, quello come sta vicino alla mamma e sta per muoversi: Gen! Il ragazzo non ha nemmeno il tempo di fare un passo. Gen!, e deve tornare per forza, perche lo sente, il nome ...

Ma nè Gen, nè Gennarino ebbero fortuna. Aveva da poco cominciato a frequentare le scuole medie, mio figlio, quando a casa cominciarono ad arrivare strane telefonate (non erano ancora così diffusi i cellulari). Cercavano Marco ed io, lo confesso, fui, in un primo momento, assalito da forti dubbi sulla fedeltà della mia consorte.

E no, non era l'amante di mia moglie che cercavano, ma mio figlio che, con scelta oculata, vivendo a Roma, aveva deciso, fra Marco e Romoletto, di presentarsi con il primo dei due nomi.

Cercai di argomentare che Marco non aveva alcun legame con Gennaro, il che avrebbe potuto comportare equivoci spiacevoli. Ma non ci fu nulla da fare. Ormai era fatta, mio figlio Gennaro era conosciuto da tutti, compresi gli amici, come Marco.

L'ultimo, flebile, tentativo di ricondurre il suo alias a qualcosa che si accostasse al nome vero fu quando gli proposi di farsi chiamare Genny. E' ancora vivo nei miei ricordi lo sguardo sprezzante con cui mi fissò, apostrofandomi così: Ma papà, è un nome da pischella. Ma me voi fa pijà pè frocio?

Nella giornata di domenica, 4 maggio 2014, dopo le notizie diffuse sui tragici episodi che hanno preceduto il match di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina svoltosi la sera precedente, è avvenuto il miracolo. Spulciando fra le pagine di Facebook son capitato su quella di mio figlio. Marco era scomparso, al suo posto campeggiava un orgoglioso Genny.

Sarà stato l'onore tributato all'"eroico" protagonista della trattativa Stadio-Camorra? Che dire, comunque grazie, Carogna!

6 maggio 2014 · Simone di Saintjust

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