Separazione ed evasori fiscali: qualcosa in comune

Le strategie adottate per far risultare più esiguo il proprio stato patrimoniale sono le stesse adoperate per non pagare le tasse.

Tanto che, in questi ultimi anni, per valutare il valore del patrimonio dei coniugi, i magistrati si sono serviti, come consulenti tecnici d'ufficio (ctu), dei curatori fallimentari, abituati a cercare nel sommerso.

Ma i risultati ottenuti sono stati meno fruttuosi del previsto perché mentre nei fallimenti sono tante le parti interessate a rivelare dati importanti al curatore, nelle separazioni no.

Inoltre, non essendoci l'accesso ai conti correnti bancari, è davvero difficile.

Le uniche interessate a svelare il comportamento poco pulito del coniuge sarebbero le future ex mogli, che spesso però arrivano al momento della separazione senza avere una reale conoscenza dello stato patrimoniale del marito benestante.

O ci sono dei beni immobili o è molto difficile quantificare un patrimonio.

Il marito che ha evaso negli anni si trova già con il lavoro fatto in un certo senso.

E' una piaga che va di pari passo con l'evasione fiscale.

Al di là poi della determinazione dell'assegno di mantenimento, il difficile è riscuoterlo.

Alcuni arrivano a farsi licenziare e continuano a lavorare in nero.

Qui sta l'abilità del magistrato, che deve essere equilibrato e contemperare gli interessi delle parti.

Se l'importo dell'assegno viene deciso in modo punitivo, il rischio è che dopo qualche mese il marito non paghi più.

Ma come fare a tutelarsi?

La parte debole può rivolgersi alla giustizia penale visto che non pagare l'assegno di mantenimento è reato.

Nessuno va in carcere, ma la condanna è quasi certa, così come la macchia sulla fedina penale.

Cosa che a chi fa il dirigente o l'imprenditore non fa piacere, e che può spingerlo a più miti consigli.

17 febbraio 2014 · Chiara Nicolai

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