Separazione » Ex marito cattivo pagatore? Assegno dal datore di lavoro

In caso di separazione e di ex coniuge cattivo pagatore l'assegno di mantenimento lo versa il datore di lavoro » Sentenza Cassazione

In caso di separazione, se l'ex coniuge, è un "famoso" cattivo pagatore, il giudice può disporre il pagamento diretto dal datore di lavoro.

Questo principio è stato sancito dalla Corte di Cassazione, la quale, con la pronuncia 23668/06, ha stabilito che: In tema di separazione personale dei coniugi, l'articolo 156, sesto comma, cod. civ., nell'attribuire al giudice, in caso d'inadempimento dell'obbligo di corrispondere l'assegno di mantenimento, il potere di ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto, postula una valutazione di opportunità che prescinde da qualsiasi comparazione tra le ragioni poste a fondamento della richiesta avanzata da questi ultimi e quelle addotte a giustificazione del ritardo nell'adempimento, implicando esclusivamente un apprezzamento in ordine all'idoneità del comportamento dell'obbligato a suscitare dubbi circa l'esattezza e la regolarità del futuro adempimento, e quindi a frustrare le finalità proprie dell'assegno di mantenimento.

A parere del Palazzaccio, quindi, se i ritardi dell'assegno di mantenimento diventano una routine, è possibile ottenere, che la somma dovuta, sia versata direttamente dal datore di lavoro dell'ex consorte, prelevandola dalla busta paga.

In caso di separazione e di ex coniuge cattivo pagatore l'assegno di mantenimento lo versa il datore di lavoro » Il fatto

Con il verdetto in esame, la Suprema corte ha confermato un decreto della Corte d'appello di Napoli che a sua volta aveva ritenuto corretta la decisione del Tribunale di Torre Annunziata.

Qui, il Giudice di merito, aveva stabilito che, in revisione delle condizioni di separazione consensuale di due coniugi,la moglie potesse attingere direttamente allo stipendio del marito i cui pagamenti erano spesso in ritardo o addirittura inferiori al dovuto.

La prima sezione civile di piazza Cavour ha, infatti, respinto il ricorso dell'ex coniuge ricordando che l'articolo 156, sesto comma, del Codice civile attribuisce al giudice la possibilità, oltre che di disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato, di ordinare a terzi, tenuti a corrispondere, anche periodicamente, somme di denaro all'obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto.

Tale disposizione deve essere interpretata, secondo gli "ermellini", nel senso che il giudice possa legittimamente disporre il pagamento diretto dell'intera somma dovuta dal terzo, quando questa non ecceda, ma anzi realizzi pienamente, l'assetto economico determinato in sede di separazione.

Nel caso pervenuto all'esame dei giudici di legittimità, infine, la Cassazione ha evidenziato come la Corte partenopea ha fornito un'esaustiva motivazione delle ragioni della ritenuta correttezza dell'uso da parte del Tribunale di Torre Annunziata del potere attribuito al giudice dall'articolo 156, sesto comma, del Codice civile, ricostruendo analiticamente e puntigliosamente le modalità dei pagamenti effettuati dall'uomo alla ex moglie e da esse tratto il convincimento della condivisibilità di quei dubbi circa l'esattezza e regolarità del futuro adempimento dell'obbligazione.

4 luglio 2013 · Marzia Ciunfrini

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