Lo scioglimento della comunione ereditaria in pillole

Come funziona, perché ed in quali casi si effettua lo scioglimento della comunione ereditaria, in linea piuttosto generale.

Quando ci sono più eredi, tutti i beni compresi nel patrimonio ereditario spettano a ciascuno di essi per la propria quota, in modo indiviso.

Fanno eccezione, in presenza di un testamento, i beni lasciati a un determinato soggetto con una disposizione specifica (cioè i beni oggetto di un legato), e i beni per i quali il testatore ha disposto direttamente la divisione.

In mancanza del testamento (oppure se il testamento non dispone circa l'attribuzione dei singoli beni, ma si limita ad attribuire a ciascuno una quota di eredità), si crea una comunione ereditaria tra tutti gli eredi, cioè ciascuno è comproprietario di una quota indivisa su tutti i beni compresi nell'eredità.

Per il denaro, ovviamente, non ci sono problemi, dato che può essere facilmente e rapidamente diviso tra gli eredi. Anche la divisione dei beni mobili non è difficile, se si raggiunge un accordo tra tutti gli eredi.

Il discorso è diverso per i beni immobili, di cui ciascuno si trova intestata una quota indivisa. È possibile, ovviamente, lasciare le cose come stanno, e rimanere comproprietari, per esempio, di tutti gli immobili per la quota di un terzo ciascuno. Questo, però, può creare problemi per l'utilizzo degli immobili, oppure per le decisioni circa la locazione o l'affitto, e a maggior ragione se uno degli eredi vuole vendere e gli altri no.

Normalmente, inoltre, la situazione di comproprietà comporta l'applicazione di maggiori imposte sotto il profilo dell'Imu e delle altre imposte sulla proprietà immobiliare.

È pertanto opportuno arrivare a una divisione degli immobili pervenuti in eredità. Se gli eredi si accordano tra di loro, la divisione è attuata mediante un atto pubblico notarile, nel quale a ciascun erede viene assegnato un immobile, o una porzione di esso facilmente divisibile, se necessario previo frazionamento catastale.

Se le porzioni non risultano esattamente corrispondenti alle quote spettanti di diritto, è possibile prevedere un conguaglio in denaro, versato da chi ha ottenuto di più a chi ha ottenuto di meno.

La divisione gode di un trattamento fiscale agevolato.

È infatti soggetta all'imposta di registro con l'aliquota dell'1% (con un minimo di 200 euro), oltre alle imposte ipotecarie e catastali di 200 euro ciascuna, al bollo (230 euro) e alle imposte di trascrizione e voltura (90 euro).

La legge consente di applicare il meccanismo della cosiddetta "valutazione automatica", quindi l'1% si calcola sul valore catastale degli immobili, se hanno una rendita catastale (per i terreni edificabili e i fabbricati privi di rendita si fa invece riferimento al valore di mercato).

A partire dal 20 settembre 2013, però , prima di avviare una causa relativa ad una divisione è necessario dar corso a un procedimento di mediazione, con l'assistenza di un avvocato.

Se la mediazione non riesce, la richiesta di divisione giudiziale può essere fatta in qualunque momento, anche a distanza di molti anni dall'apertura della successione.

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