Mai proporre un saldo stralcio al creditore

E' innanzitutto buona norma, per il futuro, non presentare mai proposte di concordato stragiudiziale (saldo stralcio), ma lasciare che sia il creditore a formularle. Si evita così di cadere nella trappola dei rilanci. Una pratica scorretta a cui le società di recupero crediti fanno spesso ricorso.

Inoltre, è necessario prendere specifiche precauzioni, quando qualcuno si presenta a chiedere soldi per conto del presunto creditore. L'agente di recupero incaricato deve esibire un mandato in originale, firmato in calce, in originale, dal presunto creditore o dal suo rappresentante pro tempore. Ed è diritto del debitore controllare l'identità dei dati riportati nel mandato, chiedendo l'esibizione di un documento di identità alla persona che afferma di agire per conto del presunto creditore.

Dopo aver verificato che il soggetto con cui interagiamo è stato espressamente incaricato dal presunto creditore, il debitore deve assicurarsi che il presunto creditore sia anche il legittimo creditore. La questione non è di poco conto. Molto spesso le pratiche di finanziamento insolute vengono affidate in gestione a più società contemporaneamente, oppure vendute ad un altro soggetto che poi, nel tempo, le rivende a sua volta. Il debitore, allora, deve poter prendere visione di tutta la documentazione che gli consenta di ricostruire la filiera degli affidamenti e delle cessioni del proprio credito nel tempo. Solo quando è certo che chi avanza la pretesa è anche il legittimo creditore, il debitore può dare corso alla trattativa.

In questa fase di solito, nascono i primi problemi. Le società di recupero crediti, ma anche le stesse finanziarie, hanno la cattiva abitudine di accollare al debitore interessi anatocistici (interessi su interessi) e oltre la soglia usuraria. Le spese di esazione sono il più delle volte assolutamente fuori da ogni regola o tariffario, per quanto esoso possa essere. Per fare un esempio, si pretendono solitamente 500 euro per una comunicazione di messa in mora redatta su format, con l'integrazione, attraverso procedura computerizzata, dei solo dati relativi debitore, sottoscritta dal solito azzeccagarbugli da strapazzo. Ed allora, la legge prevede che al debitore debba essere consegnato un estratto conto cronologico da cui si evinca l'entità dei tassi di interesse applicati nel tempo al capitale non rimborsato ed il dettaglio delle spese di recupero ed esazione.

E' opportuno ricordare che non c'è alcuna stranezza o atteggiamento dilatorio da parte del debitore nel richiedere al presunto creditore le lettere di cessione o affidamento del credito nonchè l'estratto conto cronologico. E' la stessa documentazione che, come minimo, il presunto creditore deve esibire al giudice qualora decidesse di procedere attraverso decreto ingiuntivo finalizzato ad ottenere, ad esempio, il pignoramento dello stipendio del debitore.

Per farla breve, se non esiste la documentazione che attesta la legittimità e l'entità della pretesa, non può esserci decreto ingiuntivo e, quindi, non può essere avviata alcuna azione esecutiva.

Questa è anche la ragione per la quale le società di recupero crediti cercano di blandire il debitore attraverso l'offerta di un piano di rientro con il pagamento di cambiali o assegni post datati a "babbo morto". Una volta sottoscritto una assegno post datato o una cambiale, il creditore per ottenere, ad esempio, il pignoramento dello stipendi,o non deve più passare per il giudice. Gli si spalancheranno immense praterie per l'azione esecutiva, senza controlli di legittimità e di importo.

In conclusione, il debitore deve valutare se consegnare i suoi soldi al primo venuto oppure attendere il pignoramento dello stipendio nella misura massima del 20% netto.

I vantaggi di questa seconda soluzione sono molteplici: un giudice vaglierà la legittimità della pretesa e la corretta composizione dell'importo da rimborsare. Il creditore si guarderà bene dal pretendere interessi usurari ed il rimborso di spese ingiustificate che possono assumere anche il profilo di una richiesta estorsiva. Il debitore eviterà di cimentarsi in un tipo di trattativa su cui non ha alcuna esperienza o cognizione tecnico giuridica, che gli comporta solo stress e frustrazione.

15 ottobre 2012 · Genny Manfredi

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  • camerata 18 aprile 2013 at 13:27

    Amici di indebitati.it, ho ancora bisogno di voi e dei vostri consigli.
    in pratica ho un finanziamento che Fiditalia ha chiuso prima della scadenza perchè da un anno che non pagavo, mi ha contattato un agenzia di recupero crediti, il debito è ancora con Fiditalia, l'agenzia sta facendo da tramite.
    Leggendo i vostri consigli ho chiesto a Fiditalia di farmi una proposta di chiusura a stralcio, il debito totale è circa di 2.500 euro, loro mi hanno proposto 1500, soldi che non ho; io ho controproposto 500, loro hanno rifiutato e hanno riproposto 1.200 in tre rate (soldi che non ho), io ho riproposto 1000 euro in 12 rate (4 da 150, e 8 da 50 euro), hanno rifiutato anche questa, e mi hanno fatto come ULTIMA PROPOSTA 1.000 in tre rate e vogliono una risposta entro venerdì, altrimenti chiudono la trattativa e passano alle vie legali.
    il problema è che io non riesco a tirare fuori 350 euro al mese, voglio anche pagare 1000 euro, ma non riesco a dargli più di 100 euro al mese, ma questo a loro non va bene.
    Visto che sono già pieno di problemi, ho intenzione di chiuderla questa cosa con Fiditalia, non ho voglia di trascinarla per le lunghe, giudice di pace, pignoramenti, pagare le spese legali, ecc. nonostante lavoro con contratto a progetto da 1300 euro al mese, se mi pignorano un quinto sarei rovinato, in casa lavoro solo io e i soldi dello stipendio mi servono tutti.
    Cosa mi consigliate di fare? Cosa succede se rifiutano anche la mia ultima proposta di pagarlo almeno in 8 rate?
    non vorrei che un domani il giudice di pace mi obblighi a pagare anche le spese processuali e mi ritrovo a pagare 4000 euro invece di 1000.
    Vivo in affitto, non ho auto, sul contratto del finanziamento ce la firma d garanzia di quella santa donna di mia madre, non vorrei che vadano da lei per creargli altri problemi.
    cosa mi consigliate di fare?
    Vi ringrazio anticipatamente per l'attenzione che mi riserverete.
    Nino

    • Ornella De Bellis 18 aprile 2013 at 14:00

      Lei ci espone la sua situazione economico patrimoniale, ma nulla ci dice del garante (sua madre) e della sua eventuale vulnerabilità ad una ipotetica azione giudiziale.

      Per pensionati e lavoratori dipendenti, i tempi non sono propizi. Con l'acuirsi della crisi e la necessità di recuperare il possibile, i creditori si stanno orientando sempre di più (ne parlano ampiamente le cronache) verso il pignoramento del conto corrente su cui confluisce lo stipendio/pensione.

      Una possibilità di difendersi da questo tentativo di elusione della legge, che limita il pignoramento al 20% dello stipendio/pensione, consiste nel fare in modo che sul conto corrente non vi siano accrediti o addebiti diversi. Il conto corrente deve servire esclusivamente per farvi transitare lo stipendio/pensione.

      Una volta accreditato l'importo, questo deve essere immediatamente trasferito su un conto corrente intestato ad altri soggetti. Se al creditore procedente riuscisse il colpaccio di sincronizzare l'azione esecutiva fra l'accredito dello stipendio/pensione ed il successivo trasferimento della somma verso altri lidi, è possibile ricorrere al giudice per le esecuzioni denunciando l'elusione delle norme di legge ad opera del creditore procedente.

      Se lei e/o sua madre ritenete di potervi sottoporre a questa prova di stress (con i rischi che essa comporta) allora è possibile rinunciare ad una composizione bonaria del contenzioso. Altrimenti, bisogna trovare il modo per accettare l'offerta della società di recupero crediti.

      Altro non c'è da fare. Se non rifiutare e confidare nella fortuna.

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