Assegnazione della casa coniugale

Il provvedimento di assegnazione della casa coniugale, in sede di separazione personale o divorzio, non è idoneo a costituire un diritto reale di uso o di abitazione a favore dell'assegnatario, ma solo un diritto di natura personale, opponibile, se avente data certa, ai terzi entro nove anni, ai sensi dell'articolo 1599 del Codice civile, o altrimenti anche dopo i nove anni se il titolo sia stato in precedenza trascritto (Corte Costituzionale, sentenza numero 454/1989; Cassazione, sentenza del 23 marzo 2006, numero 4719; Cassazione, Sezioni Unite, 29 luglio 2002, numero 11096.

Il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale in sede di separazione personale o divorzio, attribuisce al coniuge assegnatario, non titolare di un diritto di proprietà o di godimento, un diritto personale di godimento su detta casa e non un diritto reale.

Di conseguenza, l'acquirente del bene gravato da siffatto diritto di godimento, da parte del terzo assegnatario può agire facendo valere la responsabilità del venditore ai sensi dell'articolo 1489 del Codice civile e chiedere anche il risarcimento del danno (Cassazione, sentenza del 8 aprile 2003, numero 884).

Quindi, mi sembra di capire, l'assegnazione della casa coniugale, qualora alla banca non importasse nulla del deprezzamento e non accettasse il saldo e stralcio, può comunque servire ad assicurare un tetto all'ex coniuge ed alla prole, per svariati anni.

Inoltre, se la casa venisse espropriata con diritto di abitazione per l'ex-coniuge e la prole affidata, resterebbe un debito ben consistente a carico dei mutuatari.

La banca potrebbe optare per il pignoramento presso terzi del suo stipendio, ma se l'assegno alimentare fosse ben cospicuo, ci sarebbe ben poco da pignorare, come le confermerà il suo avvocato. Ed ancora meno ce ne sarebbe, in termini assoluti, se davvero il datore del lavoro del marito mettesse in atto il proposito di ridurre l'orario di lavoro (ma, speriamo di no).

A questo punto però l'ex-coniuge non sarebbe in condizioni di indigenza e quindi non sarebbe giustificabile l'assegno alimentare erogato all'ex nuora. Anche suo padre è messo maluccio. Il peggio che potrebbe capitargli, in questa tragedia "rumena", sarebbe un licenziamento che lo costringerebbe ad "arrangiarsi". Ma anche questo speriamo non accada.

A me, non resta che augurarle un "in bocca al lupo". Guardi al lato positivo della vita. Forse perderà la moglie (speriamo di no) ma sicuramente ha incontrato un avvocato onesto e capace.

4 ottobre 2012 · Loredana Pavolini

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