Giovanni Napoletano

Colpa solo nostra, quando cerchiamo di interpretare ed elaborare dati che non abbiamo, invece di limitarci a fornire semplici informazioni.

E, dunque.

I tributi erariali (IRPEF, IRAP, IVA,..) si prescrivono nel termine di dieci anni dal giorno in cui il tributo è dovuto o dal giorno dell'ultimo atto interruttivo (come la cartella esattoriale) tempestivamente notificato al contribuente (articolo 2946 del Codice civile).

In proposito la Cassazione ha specificato che a questi crediti non può applicarsi la prescrizione breve di cinque anni, prevista dall'articolo 2948 n. 4 del Codice civile per le cosiddette “prestazioni periodiche”.

I crediti erariali, infatti, non possono considerarsi “prestazioni periodiche”, in quanto derivano anno per anno da una nuova ed autonoma valutazione riguardo alla sussistenza dei presupposti impositivi. In altre parole, i singoli periodi di imposta e le relative obbligazioni sono tra loro autonomi e manca dunque la “causa debendi continuativa”, che caratterizza le prestazioni periodiche.

Vale, quindi, il termine ordinario di dieci anni, in mancanza di altra disposizione speciale (Cassazione, sezione tributaria civile, sentenza 23 febbraio 2010, n. 4283).

Anche volendosi mantenere larghi (considerando un credito contributivo alla stregua di quelli erariali) il sollecito di pagamento avrebbe dovuto essere notificato entro il 2011.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.