Giuseppe Pennuto

Il caso esaminato dal Giudice di pace di Lecce si riferiva ad una sanzione per divieto di sosta, laddove il segnale di divieto posto in corrispondenza del parcheggio riportava la rappresentazione grafica di un omino intento al carico-scarico e di un disco orario con l'indicazione “20 minuti”. La sosta, praticamente, era consentita a tutti i veicoli con l'unico vincolo di rispettare un tempo massimo di 20 minuti per le operazioni di carico-scarico merci, da documentare mediante disco orario.

E, dunque, il difetto di motivazione accolto dal GdP era riconducibile alla circostanza che il verbale non indicava se il trasgressore avesse superato il tempo assegnato o la sua auto fosse completamente priva di disco orario.

La fattispecie che lei ci sottopone, tuttavia, è di solito un tantinello più complessa. Nella stragrande maggioranza dei Comuni italiani, per poter essere autorizzati al carico scarico merci nelle aree a tale scopo riservate è necessario presentare preventivamente, al comando della polizia municipale, una dichiarazione in cui il proprietario del veicolo dichiara che lo stesso è adibito al trasporto merci per una specifica attività. Il documento, vistato e firmato dall'Ufficio permessi, e riportante tutti i dati identificativi del veicolo (targa, modello) deve poi essere esposto, in modo ben visibile, nell'abitacolo.

Comprenderà allora, che, poste queste condizioni, sarebbe davvero impossibile poter asserire ex-post che il trasgressore multato stesse effettuando operazioni di carico scarico merci comunque autorizzate. Basterebbe il semplice incrocio con le dichiarazioni conservate all'ufficio permessi per smentire tali affermazioni.

L'eventualità della presentazione di un ricorso al GdP che possa avere qualche chance di successo va, pertanto, valutata in base ad una approfondita conoscenza dei provvedimenti comunali che regolano le autorizzazioni di carico-scarico merci nella aree riservate a tale scopo.

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