Rosaria Proietti

Il saldo stralcio è un accordo stragiudiziale che si conclude fra una società di recupero crediti che acquista dal creditore originario, per pochi soldi, il diritto ad escutere il debitore, ed il debitore pressoché nullatenente.

E' evidente, cioè, che devono verificarsi due condizioni, non alternative, per poter tentare un accordo a saldo stralcio:

  1. il creditore cessionario ha preso in carico l'obbligazione con un abbattimento rispetto al capitale nominale che tale obbligazione garantiva al cedente;
  2. il debitore non ha stipendio, né beni immobili su cui possa essere avviato, dal creditore, il pignoramento (che è anche la motivazione ricorsiva per cui si verifica la condizione precedente).

Dunque, l'accordo a saldo stralcio non è una formula di rimborso del debito, ma una transazione a cui il creditore si adatta, "obtorto collo", consapevole di non poter ottenere più di "pochi spiccioli, maledetti e subito".

Uno scenario verosimile che, purtroppo, si profila nel suo immediato futuro è quello che vede l'espropriazione della casa da parte dell'INPS/INPDAP ed un pignoramento dello stipendio per rifondere l'importo (negativo, a quanto lei riferisce) risultante dallo scostamento fra il prezzo ricavato dalla vendita all'asta ed il capitale residuo da rimborsare all'INPS/INPDAP.

Mi spiace.

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