Simone di Saintjust

la legge prevede che tutte le sentenze in primo grado siano provvisoriamente esecutive e possano dare origine alla riscossione coattiva: ciò significa che la banca, pur soccombente in primo grado, può immediatamente iniziare la procedura esecutiva sui beni del debitore per recuperare le somme riconosciutegli (anche parzialmente) dal giudice.

In pratica, la banca potrebbe dare avvio al pignoramento prima della pronuncia della sentenza di appello.

La proposizione dell'appello non è sufficiente, quindi, ad impedire il pignoramento dello stipendio. Il pignoramento dello stipendio, tuttavia, può essere bloccato temporaneamente (fino alla pronuncia del giudizio di secondo grado) con uno specifico provvedimento del giudice (chiamato “sospensiva”), in grado di congelare l'azione esecutiva del creditore.

La sospensiva viene concessa dal giudice di secondo grado, su richiesta dell'appellante, contestualmente alla proposizione dell'appello, quando ricorrano gravi e fondati motivi. In parole semplici, il giudice accorda la sospensiva solo se, dopo una prima valutazione, ritiene fondate le ragioni dell'appellante (fumus bonis iuris) oppure quando ritiene che l'esecuzione forzata potrebbe comportare conseguenze economiche gravissime e irreversibili per il debitore (non è il suo caso - la fattispecie ricorre nella circostanza di espropriazione della casa, tanto per fare un esempio).

D'altra parte, per decidere se accordare, o meno, la sospensiva, il giudice deve tener conto anche delle ragioni della parte resistente. La banca potrebbe opporsi argomentando il già quasi infinito lasso di tempo necessario per il rimborso di un debito che si aggira intorno ai 90 mila euro attraverso una rata mensile pari al quinto dello stipendio, per quanto elevatissimo possa essere quest'ultimo.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.