Ludmilla Karadzic

In effetti al creditore (lo Stato) poco importa se la società si è sciolta, è fallita o è andata in malora. Lo Stato ha un credito di IVA e lo vuole riscuotere: individua i soci e notifica loro, tramite Equitalia, una cartella esattoriale. Può anche sceglierne uno solo fra i tanti soci (si attenziona su quello a cui sembra più facile spillare soldi). Se poi sceglie il socio sbagliato (ad esempio quello che ha effettuato il recesso dalla compagine prima della formazione del debito IVA) non c'è problema: toccherà a lui dimostrare che non c'entra con i crediti pretesi. Tenga anche conto che lo Stato può farsi rimborsare il debito intero da uno solo dei soci (si chiama responsabilità solidale): sarà poi il socio escusso a far causa agli altri soci, per vedere almeno tornare indietro la percentuale di quanto sborsato in proporzione alla quote societarie in possesso dei soci non escussi.

Insomma, si tratta di una partita persa in partenza ed occorrono altri soldi per difendersi (per avvocati e commercialisti) se motivi validi di impugnazione della cartella esattoriale sussistono. Ad esempio, la notifica di un atto, nel caso di temporanea irreperibilità del destinatario, si ritiene perfezionata correttamente per compiuta giacenza presso l'ufficio postale o l'albo pretorio. Non rileva che lei si fosse trasferito altrove nel 2009, se non aveva trasferito contestualmente residenza anagrafica o domicilio fiscale.

Lei chiede un aiuto. Se è davvero un nullatenente non ne ha bisogno. Se è un semplice lavoratore stipendiato potrà rimborsare il tutto in comode rate mensili pari ciascuna al 10% della retribuzione netta. Se ha una casa di proprietà dove non vive e non ha la residenza, controlli solo che il debito (interessi di mora compresi) non superi mai i 120 mila euro, altrimenti perde anche quella. Per muoversi dovrà accontentarsi dei mezzi pubblici oppure chiedere ad un parente o ad un amico che le prestino l'auto. La sua eventuale, infatti, prima o poi finirà in fermo amministrativo.

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