Simone di Saintjust

Il problema è abbastanza semplice da comprendere. Capita che i contributi pensionistici, nel corso della vita lavorativa, siano corrisposti a più enti previdenziali o anche, nell'ambito di uno stesso ente previdenziale, a unità di gestione diverse.

Ciascun ente previdenziale e ciascuna unità di gestione (famigerata in tal senso la gestione separata INPS) erogano prestazioni pensionistiche diverse a fronte, anche, di aliquote contributive diverse. La cosa funziona un po' come quando si investono i propri risparmi in azioni, obbligazioni a lungo o a breve termine, affidandosi a questo o a quel gestore. I risultati in termini di guadagni o perdite cambiano in dipendenza del profilo di rischio scelto, della politica di investimento del gestore a cui ci si affida, della sua bravura o, anche, solo dal ciclo economico del periodo temporale in cui vengono effettuati gli investimenti. E soprattutto, in ragione di quanti soldini si affidano al piano di accumulo pluriennale.

Alla fine il lavoratore ha due alternative: la prima è quella di percepire ciascuna rendita finanziaria maturata con il particolare ente previdenziale e/o gestore, a cui nel tempo ha versato i propri contributi, così come risultano determinate al momento di andare in pensione.

La seconda è quella di rapportare (ricongiungere) tutte le rendite finanziarie da percepire a quella più remunerativa. In questo caso vengono effettuati calcoli complessi (difficili da capire ed oscuri a chiunque) per mediare gli oneri contributivi che il lavoratore avrebbe dovuto sostenere al fine di conseguire i risultati migliori. Non solo, vengono poi applicati astrusi algoritmi di matematica finanziaria attuariale per determinare gli oneri "futuri" - in base alle aspettative di vita ed in ragione dell'età del pensionato - che gli consentiranno di godere di un trattamento rapportato alla "migliore" prestazione pensionistica fra quelle maturate.

Questi costi passati e futuri, così calcolati, si pagano in anticipo e costituiscono gli oneri di ricongiunzione, ovvero gli importi da corrispondere per ottenere quella che lei indica come "ricongiunzione onerosa".

Non è nient'altro che una scelta economica e come tale sottoposta alla "fortuna" dell'individuo che compie la scelta. Se la vita del pensionato è lunga e si accompagna alla possibilità di reversibilità ad un coniuge superstite che avrà pure lunga vita, sostenere gli oneri di ricongiunzione risulterà sicuramente conveniente.

Se il pensionato non ha moglie o figli minori, e lascia questo mondo poco tempo dopo essere stato messo "a riposo" il pagamento degli oneri di ricongiunzione costituirà solo una spesa inutile, una risorsa finanziaria sottratta gli eredi.

In questa sede, e per ritornare alla sua domanda, la cosa importante su cui insistere è che il pagamento degli oneri di ricongiunzione configura una libera scelta e non un obbligo.

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