Simone di Saintjust

I destinatari di un verbale avevano, nel 2001, sessanta giorni di tempo (consecutivi, inclusi sabato e domenica) per pagare. Oggi sono concessi trenta giorni.

Se si paga, anche con un solo giorno di ritardo, il versamento è inutile e l'automobilista riceve ugualmente la cartella con l'invito a pagare nuovamente la sanzione, oltre agli interessi e alle spese di notifica. Salvo poi detrarre, ex post, l'importo originario pagato in ritardo.

Dura lex, sed lex.

In questo processo (perverso) si innestano poi, ovviamente, le procedure di riscossione coattiva attivate dall'agente della riscossione nel momento in cui non si paga la cartella esattoriale.

L'obiettivo di questo blog non è tanto quello di fornire ai lettori dritte per evitare di pagare le sanzioni, una volta che esse siano state comminate. Non siamo in grado di farlo e crediamo che non sia possibile farlo.

Peraltro, sarebbe velleitario chiedere ai lettori di non incappare in qualche sanzione per violazione del codice della strada o predicare il pagamento puntuale di tutte le tasse, nella misura più favorevole all'erario, senza commettere errori.

Ci basterebbe, tuttavia, riuscire a trasmettere almeno il messaggio che una volta fatto il danno occorre non sottovalutare il problema. E almeno creare, in chi ci legge, la consapevolezza che è inutile attendere l'ultimo giorno utile per informarsi sulle possibilità di evitare il pagamento di una cartella esattoriale e/o sul come minimizzare i danni.

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