Tullio Solinas

Se una segnalazione al CRIF comportasse l'impossibilità ad aprire un conto corrente, le banche in Italia avrebbero ben pochi dividendi da distribuire agli azionisti.

I conti correnti pignorati sono una manna dal cielo. I costi di gestione e gli interessi passivi continuano ad accumularsi. In più il correntista non impegna l'impiegato allo sportello neanche per un attimo, anche se non fosse abilitato all'home banking.

Qualche problema lo hanno solo i protestati, e non sempre, soprattutto se dispongono di liquidità rilevante da depositare.

E questo non perchè la banca si preoccupi dell'affidabilità del cliente. La ragione è che esistono, in materia, precise disposizioni della Banca d'Italia.

In ogni caso chi subisce un pignoramento del conto corrente non rappresenta certo un esempio di cautela e prudenza se ne apre un'altro a lui intestato. Il creditore non deve chiedere un nuovo decreto ingiuntivo per procedere anche sul secondo, sul terzo sul quarto e così via.

In genere si opera con carta prepagata ricaricabile (da conti altrui) o con delega a disporre, ma sempre su conti intestati a soggetti di fiducia.

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