Loredana Pavolini

Comincio subito con l'apprezzare la coraggiosa decisione di vendere la casa cointestata ed acquistarne una in cui il coniuge debitore in separazione dei beni sia completamente tagliato fuori.

Si tratta della soluzione più lineare, trasparente ed inattaccabile che si possa realisticamente individuare in situazioni di sovraindebitamento come quella da lei descritta.

Questo non vuol dire assolutamente che soluzioni diverse, più sofisticate e meno invasive, non possano avere un esito comunque positivo. Ma, bisogna adottarle con la consapevolezza di affidarsi ad una buona dose di fortuna, accettando con serenità le eventuali conseguenze sfortunate.

Ad esempio, poniamo che la dea (s)fortuna stabilisca che il mercato immobiliare torni, nel giro di breve tempo, ai fasti dei primi anni del nuovo millennio. Non è un'ipotesi strampalata: è accaduto e potrà accadere. Mettiamo, in particolare, che fra tre anni la sua casa valga 285 mila euro ed il capitale residuo del mutuo sia sceso a 185 mila euro.

Nel frattempo gli interessi avranno portato il debito di sua moglie a 90 mila euro. I creditori non ipotecari di sua moglie riterranno o meno conveniente intervenire per espropriare la casa cointestata? Direi di sì.

La casa viene pignorata e messa all'asta. Venduta a prezzo vile di 245 mila euro rispetto al suo valore commerciale. La banca incassa il suo capitale residuo di 185 mila euro. Quindicimila euro vanno via in tasse, onorari dei consulenti del giudice e spese di vendita ed espropriazione. Quarantacinquemila euro se li spartiscono i creditori di sua moglie.

Lei non avrà più casa, comunque. Sua moglie sarà ancora debitrice di quarantacinquemila euro ...

Probabilmente avrò sbagliato qualche conticino, e, in ogni caso, il lettore ottimista potrà sempre ritenere, con Henry Louis Mencken, che Loredana è una "tipa", che quando sente profumo di fiori, si guarda in giro per vedere dov'è la bara ... Ma tant'è!

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