Giorgio Martini

Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare continuerà ad essere pignorabile nei limiti previsti dal codice di procedura civile, nonché dalle speciali disposizioni di legge.

Si tratta dell'articolo 545 del codice di procedura civile nella parte in cui si occupa del minimo vitale, così come modificato dall'entrata in vigore del decreto legge 83/15.

Passando al pratico, e fissando, per comodità di calcolo, in 500 euro mensili il trattamento minimo di pensione indicato dall'INPS, la quota impignorabile di una pensione di 2.000 euro sale a 750 euro. La quota rimanente di 1.250 sarà pignorabile, ad esempio per crediti ordinari, nella misura del 20%, pari a 250 euro.

Con la pronuncia 70/16, la Consulta ha ricordato che non si può ritenere costituzionalmente illegittima la norma che prevede l'impignorabilità assoluta del minimo vitale solo per le pensioni, escludendo gli stipendi e i salari più esigui da tale beneficio.

Dunque, concludendo, il cosiddetto minimo vitale è applicabile esclusivamente al pignoramento della pensione e non al pignoramento dello stipendio.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.