Stefano Iambrenghi

Sarebbe, forse, il caso di recarsi presso gli uffici comunali preposti alla gestione delle notifiche per compiuta giacenza (albo pretorio) al fine di comunicare che il destinatario della missiva è defunto, presentando un certificato di morte.

Il problema è che lei, in quanto figlio del debitore deceduto, se non ha a suo tempo rinunciato all'eredità, ed essendo ormai passati i dieci anni dall'evento luttuoso in cui il chiamato può presentare la rinuncia quando non è in possesso dei beni del defunto, potrebbe essere considerato erede e, in quanto tale, obbligato a pagare i debiti di suo padre.

Tuttavia, dovrebbe essere ormai abbondantemente scaduto il termine decennale di prescrizione per qualsiasi pretesa esattoriale: il rischio che si può ipotizzare è che qualcuno dei familiari abbia preso in consegna, meno di dieci anni fa (quando la prescrizione non era probabilmente ancora intervenuta) un atto indirizzato al defunto omettendo di dichiarare l'intervenuto decesso del destinatario, oppure che l'atto sia stato ritenuto correttamente notificato al defunto perchè nessuno (come potrebbe verificarsi anche adesso) aveva ritenuto di dar seguito all'avviso di giacenza depositato nella cassetta postale.

A lei la scelta: lasciare che la situazione si trascini ancora con Equitalia che scrive al defunto, oppure cercare di chiarire con il rischio, però, di dover instaurare il contenzioso.

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