Annapaola Ferri

Equitalia, per la comunicazione al terzo, debitore del debitore, ha utilizzato una formula che è illegittima quando il debitore è un lavoratore dipendente e quando il terzo è il datore di lavoro del debitore.

L'esecuzione promossa dal debitore esecutato avrà successo pieno; infatti, le somme dovute dai privati a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, compreso il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), possono essere pignorate nella misura massima di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito.

Lo stabilisce l'articolo 545 del codice di procedura civile. Per inciso, il datore di lavoro sarà obbligato a corrispondere ad Equitalia il 20% del TFR spettante al debitore, solo nel momento in cui il rapporto di lavoro sarà concluso (licenziamento, dimissioni volontarie, pensionamento).

Per ora, il datore di lavoro dovrà versare ad Equitalia, ogni mese, un decimo dello stipendio netto (per importi fino a 2500 euro), un settimo se la retribuzione è compresa fra 2500 e fino a 5000 euro, un quinto se lo stipendio supera i cinquemila euro.

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