Annapaola Ferri

E' fondamentale chiarire allora, a scanso di equivoci, che se una madre con debiti e nullatenente passa a miglior vita, i chiamati all'eredità (figli, coniuge, eccetera) dovranno pagare i debiti della defunta, a meno che non rinuncino all'eredità.

Nel suo caso, dipendente pubblica, debitrice e nullatenente, in caso di dipartita, i chiamati dovranno espressamente rinunciare all'eredità per evitare di essere obbligati a pagare i suoi debiti, anche se lei non possiede alcun bene (immobili, veicoli, conti correnti).

Insomma, non è vero che suo figlio non erediterà nulla da lei: è vero, invece, che suo figlio erediterà i debiti che lei ha accumulato (e non pagato) in vita. Per questo suo figlio deve rinunciare all'eredità quando lei lascerà questa valle di lacrime.

Chiarito, si spera, questo aspetto, la collega precedentemente intervenuta aveva cercato di rassicurarla, aggiungendo che la rinuncia all'eredità non comporta la rinuncia al beneficio di godere di una eventuale pensione indiretta.

In pratica, il diritto alla pensione indiretta, possedendone i requisiti, si acquista per legge e non per diritto ereditario.

Se suo figlio non rinuncia all'eredità (cioè ai debiti da lei contratti negli anni con banche, finanziarie e privati per lavori di ristrutturazione nell'abitazione di proprietà del comune) i creditori della madre debitrice, nullatenente e defunta potranno avviare azione esecutiva finalizzata al pignoramento della pensione indiretta, spettante a suo figlio, per il 20% della quota mensile che eccede il minimo vitale.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.