Giovanni Napoletano

Lei fa riferimento all'articolo 72 ter del dpr 602/73 (così come modificato dal decreto del fare) in base al quale, nel caso di accredito delle somme dovute a titolo di stipendio sul conto corrente intestato al debitore, gli obblighi del terzo pignorato (vale a dire la banca) non si estendono all'ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo.

Va poi chiarito che è il terzo pignorato, ovvero la banca, a bloccare il conto corrente (e non Equitalia) una volta che le sia stato notificato il pignoramento: ma deve farlo limitando il blocco alle sole somme indicate dalla normativa vigente, la quale esplicitamente dispone che gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all'ultimo emolumento accreditato a titolo di stipendio.

Naturalmente, deve essere soddisfatta la condizione che il debito per cui Equitalia procede sia imputabile a crediti riconducibili all'omesso o insufficiente versamento delle imposte (non al mancato pagamento di sanzioni amministrative o di crediti contributivi).

In generale, in tema di pignoramento del conto corrente, a partire dal 27 giugno 2015 ed anche con riferimento ai procedimenti già pendenti, trova applicazione la versione dell'articolo 545 del codice di procedura civile come modificata dal decreto legge 83/15, in base al quale le somme dovute a titolo di stipendio ... nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l'importo eccedente il triplo dell'assegno sociale, quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento; quando l'accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo comma, nonché dalle speciali disposizioni di legge. Il pignoramento eseguito sulle somme di cui al presente articolo in violazione dei divieti e oltre i limiti previsti dallo stesso e dalle speciali disposizioni di legge è parzialmente inefficace. L'inefficacia è rilevata dal giudice anche d'ufficio.

In buona sostanza, se il pignoramento del conto corrente interviene successivamente all'accredito dello stipendio dovrà essere sempre lasciata disponibile (dal terzo pignorato, cioè dalla banca) al debitore una somma pari a 1.548 euro circa (equivalente a tre volte l'assegno sociale pari a 516 euro circa). Se, invece, il pignoramento del conto corrente interviene prima dell'accredito (nel tempo intercorrente fra la notifica del pignoramento alla banca ed il blocco del conto corrente da questa posto in essere) le somme che eventualmente affluiscono sul conto corrente a titolo di stipendio possono essere decurtate solo nella misura prevista dalle norme che regolano il pignoramento di stipendi e pensioni.

Infine, l'articolo 546 del codice di procedura civile, prevede che nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio ... gli obblighi del terzo pignorato [la banca ndr] non operano, quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, per un importo pari al triplo dell'assegno sociale; quando l'accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, gli obblighi del terzo pignorato operano nei limiti previsti dall'articolo 545 e dalle speciali disposizioni di legge.

In particolare, per quanto la riguarda (se il credito è riconducibile ad imposte) deve far rilevare al direttore della banca le tassative disposizioni previste dal comma 2 bis dell'articolo 72 ter del dpr 602/73, in base al quale, nel caso di accredito delle somme a titolo di stipendio o pensione sul conto corrente intestato al debitore, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all'ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo.

A questo punto, se non vuole, o non può, avvalersi dell'assistenza di un avvocato che diffidi la banca ed eventualmente proponga opposizione al giudice delle opposizioni stante il diniego del terzo pignorato ad adempiere alle precise disposizioni di legge a cui dovrebbe attenersi, le resta la possibilità di reclamare ed eventualmente proporre ricorso all'Arbitro Bancario Finanziario.

Deve, quindi, presentare un formale reclamo alla banca, via raccomandata AR, in cui riporta semplicemente le disposizioni di legge appena richiamate (soprattutto l'eventuale riferimento all'articolo 72 ter del dpr 602/73), chiedendo che le vengano rese immediatamente disponibili le somme come previsto dalla normativa vigente.

Decorsi 30 giorni dal ricevimento della raccomandata AR di reclamo indirizzata alla banca, in mancanza di una risposta o a fronte di una ulteriore conferma dell'atteggiamento assunto dal direttore, lei potrà procedere a presentare ricorso all'Arbitro Bancario Finanziario.

La procedura di ricorso all'ABF è molto semplice, il dossier può essere trasmesso per posta e non è necessaria l'assistenza legale. L'unico requisito richiesto per ottenere un giudizio equo è quello di esporre con chiarezza i fatti ed astenersi da considerazioni che non siano di stretta natura giuridica. Nell'istanza va anche chiesto un risarcimento, nei limiti che l'ABF riterrà equo, per i danni subiti in conseguenza a non aver potuto disporre delle somme necessarie al sostentamento suo e della sua famiglia.

Ulteriori info in questo articolo.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.