Paolo Rastelli

Alla sua iniziale contestazione sul modo (lasciato fra le piante di fiori) in cui è stato consegnato l'avviso di deposito dell'atto nella casa comunale, Equitalia risponderebbe che l'ufficiale della riscossione incaricato aveva diligentemente affisso l'avviso sulla porta di casa servendosi di una puntina da disegno (o di un tratto di nastro adesivo) così come prescrive l'articolo 140 del codice di procedura civile. Equitalia continuerebbe asserendo che, successivamente, qualche discolo monello si sarà divertito a rimuovere l'avviso posizionandolo in mezzo ai vasi di fiori e che può anche ritenersi fortunato perché il più delle volte capita che l'avviso di deposito venga fatto sparire (senza contare il fatto che per rimuovere l'avviso di deposito affisso sulla porta di casa, questa viene quasi sempre danneggiata).

Passando poi alle procedure del codice civile relative alla notifica degli atti, va precisato che, ai sensi dell'articolo 139 cpc, qualora il destinatario risulti temporaneamente assente (come nella fattispecie per motivi di lavoro) l'ufficiale della riscossione deve individuare gli altri consegnatari legittimati a ricevere l'atto (una persona di famiglia o addetta alla casa, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace, al portiere, presso l'ufficio o l'azienda dove il destinatario lavora, se noti al mittente).

Se non è possibile eseguire la consegna per irreperibilità o per incapacità o rifiuto delle persone indicate nell'articolo 139 cpc, allora l'ufficiale della riscossione deve procedere in base a quanto disposto dal successivo articolo 140 cpc, e quindi deposita l'atto nella casa del comune dove la notifica deve eseguirsi, affigge avviso del deposito alla porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del destinatario, e gliene dà notizia per raccomandata con avviso di ricevimento.

Fin qui, quindi, tutto secondo le regole e dovrebbe altresì risultare chiaro che non esiste alcun conflitto fra le procedura disposte dall'articolo 139 e 140 del codice di procedura civile: semplicemente la seconda integra la prima quando il destinatario è temporaneamente irreperibile. L'epilogo naturale della vicenda sarà trovare, fra qualche giorno, fra i vasi di fiori, l'avviso di giacenza, questa volta lasciato dal postino, che l'invita a recarsi presso l'ufficio postale per ritirare la raccomandata informativa dell'avvenuto deposito presso la casa comunale relativo all'atto che avrebbe voluto lasciare il 22 settembre u.s., se avesse trovato qualcuno disposto a prenderlo in consegna, l'ufficiale della riscossione.

Insomma, una sorta di caccia al tesoro o di gioco a scatole cinesi, se vuole. Morale della favola, se lei non andrà a ritirare l'atto presso la casa comunale questo si intenderà correttamente notificato decorsi dieci giorni dalla notifica di giacenza presso l'ufficio postale della raccomandata informativa di deposito dell'atto presso la casa comunale.

Il suggerimento è di andare a vedere subito in Municipio di cosa si tratta senza attendere nemmeno il perfezionamento della procedura di notifica, anche perché, negli ultimi tempi, i giudici tributari e non [tranne qualche sparuto gruppo di GdP o CTP d'assalto (comunque puntualmente sconfessati nei successivi gradi di giudizio)] non accolgono eccezioni di vizi formali relativi alla notifica degli atti.

Peraltro la notifica di un atto è data giuridicamente per avvenuta quando il destinatario viene a sapere (in ogni modo) che c'è da qualche parte un atto che attende di essere ritirato. E lei, questo da ieri lo sa.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.