Genny Manfredi

Il codice di procedura civile prevede che non possono essere pignorati i crediti alimentari (tra cui figura l'assegno divorzile, ndr) tranne che per cause di alimenti, e sempre con l'autorizzazione del presidente del tribunale.

Il problema, tuttavia, risiede nella circostanza che una volta confluito nel conto corrente la natura dell'assegno divorzile perde la sua connotazione per confondersi con liquidità riconducibile ad altre causali. Ed Equitalia può legittimamente pignorare la liquidità disponibile al debitore in conto corrente.

Su questo aspetto la giurisprudenza di legittimità (sentenza Cassazione 17178/12) è chiara: quando il creditore pignorante sottoponga a pignoramento somme esistenti presso un istituto bancario ove il debitore intrattiene un rapporto di conto corrente, sono del tutto irrilevanti le ragioni per le quali quelle “somme” sono state versate su quel conto: il denaro é bene fungibile per eccellenza.

Ne consegue che le soluzioni possono essere solo due: prelevare le somme accreditate come assegno divorzile appena disponibili in conto corrente oppure accordarsi con il coniuge divorziato obbligato per effettuare il bonifico dell'importo stabilito per l'assegno divorzile su un conto corrente intestato ad un terzo fiduciario.

In quest'ultimo caso l'attestazione dell'avvenuto pagamento dell'assegno divorzile, che nel caso di bonifico sul conto corrente è desumibile dall'estratto di conto corrente, può essere surrogata da una ricevuta sottoscritta dal coniuge divorziato beneficiario. Tanto più che, anche per le norme antiriciclaggio, la somma di 500 euro dell'assegno divorzile potrebbe benissimo essere consegnata in contanti.

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