Ornella De Bellis

Lo sfratto per morosità interviene in caso di omesso o insufficiente pagamento del canone di affitto.

Il giudice adito dal locatore convoca l'inquilino debitore in udienza, per deliberare sull'istanza di sfratto a seguito di morosità : in quella sede il conduttore inadempiente può spiegare al giudice le motivazioni per cui non è stato possibile far fronte agli impegni assunti e può procedere al saldo delle mensilità arretrate del canone di loocazione, nonché degli interessi legali e dalle spese di procedura giudiziale.

In questo caso, il giudice archivia la pratica e non procede all'ordinanza di sfratto.

Qualora, nel giorno dell'udienza, l'inquilino debitore non avesse ancora disponibile la somma necessaria a saldare il debito, egli può spiegare al giudice le motivazioni per cui non è stato possibile far fronte agli impegni assunti e chiedere di fruire di quello che viene solitamente indicato come termine di grazia.

Si tratta, in pratica, di un termine dilatorio (tre o, in casi eccezionali, quattro mesi) che il giudice concede al conduttore inadempiente per il rimborso dei canoni non pagati, naturalmente maggiorati degli interessi legali e dalle spese di procedura liquidate dallo stesso giudice in udienza.

Viene dunque fissata la data di una nuova udienza per verificare l'avvenuto adempimento da parte dell'inquilino moroso. Qualora il debito risultasse ancora non saldato, segue la convalida e l'ordinanza di sfratto con il termine ultimo per il rilascio dell'immobile.

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