Carla Benvenuto

Per quanto riguarda il prestito personale per il quale siete rimasti indietro nel rimborso, il creditore può risolvere il contratto quando il ritardato o omesso pagamento della rata si sarà verificato almeno sette volte, anche non consecutive.

A tal fine costituisce ritardato pagamento quello effettuato tra il trentesimo e il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata.

La risoluzione del contratto di prestito sottoscritto comporterà la decadenza del beneficio del termine (DBT) e la contestuale richiesta del rimborso del capitale residuo in un'unica soluzione.

In caso di mancato pagamento dell'importo preteso, il creditore procederà, quasi sicuramente, al pignoramento dello stipendio: verrà prelevata una quota mensile pari al 20% della retribuzione netta, ovvero 300 euro.

Improbabile che il creditore iscriva un'ipoteca di secondo grado sulla casa o che proceda ad una espropriazione, dal momento che sull'immobile grava già un'ipoteca che garantisce la BNL.

Per quanto attiene l'eventuale pignoramento del conto corrente, se il pignoramento del conto corrente interviene successivamente all'accredito dello stipendio, dovrà essere sempre lasciata disponibile al debitore una somma pari a 1.548 euro circa (equivalente a tre volte l'assegno sociale pari a 516 euro circa).

Se, invece, il pignoramento del conto corrente interviene prima dell'accredito (in pratica fra la data di notifica del pignoramento alla banca terzo pignorato ed il successivo blocco del conto corrente) le somme che eventualmente affluiscono sul conto corrente a titolo di stipendio o pensione possono essere decurtate solo nella misura prevista dalle norme che regolano il pignoramento di stipendi e pensioni.

Quando l'accredito dello stipendio avviene dopo il blocco delle operazioni imposto dalla banca sul conto corrente pignorato, i soldi ritornano al datore di lavoro e può esserne disposto il bonifico su un altro rapporto.

Per i tempi in cui potrà svilupparsi l'azione esecutiva avviata dal creditore nulla è possibile ipotizzare.

Potreste chiedere l'applicazione della legge sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento (legge 3/2012), sottoponendo al giudice del Tribunale territorialmente competente l'omologazione di un piano del consumatore, cioè di un piano di rimborso del prestito personale realizzato attraverso la corresponsione di rate mensili sostenibili e compatibili con il bilancio familiare, naturalmente di importo inferiore ai 300 euro prelevabili con il pignoramento, che consenta, al tempo stesso, di soddisfare le prioritarie esigenze di pagamento del mutuo prima casa e quelle di sopravvivenza.

Per questo aspetto le suggeriamo di avvalersi del supporto legale fornito dall'associazione consumatori alla quale già vi siete rivolti.

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