Ludmilla Karadzic

Ottima soluzione, se ci riesce. A mio giudizio difficilmente il giudice omologherà un accordo, pur consensuale, in cui al coniuge separato obbligato residua un importo inferiore al minimo vitale (516 euro circa).

Tenga tuttavia presente che, in base a nuove disposizioni in materia di pignoramento del conto corrente sul quale viene accreditata la pensione (in vigore dal 27 giugno 2015) quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, l'importo accreditato dall'INPS può essere pignorato solo per quanto eccede il triplo dell'assegno sociale (circa 1.548 euro).

In altre parole, al pensionato deve essere lasciato, a scopo di sopravvivenza, un importo di almeno 1548 euro.

Da aggiungere, infine, che la soluzione congegnata, ove attuabile (separazione consensuale omologata con assegno di mantenimento pari a 1.200 euro e prelievo alla fonte) potrebbe rappresentare una soluzione in caso di pignoramento del conto corrente (comunque superata dall'entrata in vigore della nuova norma a cui si è fatto riferimento in apertura del topic); ma certamente non la salverebbe da un pignoramento della pensione presso l'INPS.

Infatti, qualora ciò accadesse, la disposizione del pensionato di dirottare 1.200 euro al coniuge separato verrebbe comunque posposta all'ordine giudiziale di prelevare il 20% della quota pignorabile della pensione e consegnarlo al creditore procedente.

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