Roberto Petrella

Diciamo subito che, in genere, una volta chiesta la rateazione di una cartella esattoriale e pagata anche una sola rata, non è possibile eccepire la decadenza del diritto della Pubblica Amministrazione di procedere alla riscossione delle somme iscritte a ruolo.

I debiti contributivi fanno eccezione a questa regola (così come sancito dalla Corte di cassazione nella sentenza 3489/15). Infatti, nella materia previdenziale, a differenza che in quella civile, il regime della prescrizione già maturata è sottratto alla disponibilità delle parti, sicché deve escludersi l'esistenza di un diritto soggettivo degli assicurati a versare contributi previdenziali prescritti.

Detto principio vale per ogni forma di assicurazione obbligatoria: ne consegue che, a differenza di quanto previsto dal diritto delle obbligazioni in generale (ove il pagamento del debito prescritto non comporta un diritto alla restituzione), il pagamento dei contributi prescritti, non potendo neppure essere accettato dall'ente di previdenza pubblico, comporta che l'autore del pagamento ben può chiederne la restituzione.

Aggiungiamo tuttavia, per evitarle facili illusioni, che prima di eccepire la prescrizione dei contributi bisognerebbe accedere agli atti presso l'INPS ed acquisire la documentazione relativa alla notifica di eventuali atti interruttivi della prescrizione stessa, che possono essere stati posti in essere dall'Istituto previdenziale ed a lei (e a sua figlia) non noti perché, ad esempio, notificati per compiuta giacenza.

Inoltre, bisognerà tenere anche conto che le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono in dieci anni se riguardano periodi temporali antecedenti il 31 dicembre 1995.

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