Rosaria Proietti

Curioso (e non vuole questo essere un atteggiamento irridente verso chi ci scrive) constatare come la gente comune pensi ad una società di recupero crediti immaginandola organizzazione d'impresa con modelli e policies ben definiti e codificati.

Nulla di tutto questo. Si tratta di aziende che arruolano disperati senza alcuna esperienza nel recupero crediti, nessun diritto, nè stipendio fisso o contributi; sfruttando al meglio le larghe maglie di elusione dei diritti più elementari concesse, su un piatto d'argento - ad avventurieri di ogni risma e razza - da giuslavoristi in cerca di parcelle governative per consulenze sulla flessibilità, e da ministri e ministre (piagnucolose) che si sono succeduti, specie negli ultimi tempi, nel dicastero di via Veneto in Roma.

Il turnover è di conseguenza elevatissimo (permanenza di tre mesi in media); l'ignoranza è massima e richiesta come requisito insispensabile: uno che avesse qualche rudimento di recupero crediti si rifiuterebbe di pretendere il pagamento di debiti ormai prescritti ben sapendo che si rischia, così, di essere denunciati per estorsione. Ma tant'è.

Quando il mouse del computer che organizza le chiamate di phone collection si ferma per più di tre minuti, l'evento viene segnalato al team manager e son dolori. Insomma, una galera (le navi di tremila anni fa) con ai remi giovani arruolati al recupero crediti e con le nuove tecnologie (il mouse che conta i secondi di fermo si chiama "gattino") che danno il tempo come facevano nell'antichità i tamburi.

Periodicamente, per quelli che resistono più di tre mesi, una conciliazione organizzata (c'è anche il bus noleggiato per lo spostamento) al Ministero del lavoro: "Lei lo sa che se firma questo documento non potrà più rivendicare i suoi diritti in sede giudiziale?" la retorica e ipocrita domanda del funzionario ministeriale di turno. "E certo che lo so, ma se non firmo domani sono a spasso" pensa il conciliando apponendo la firma senza alcuna esitazione.

Per tutti vale l'imperativo categorico: guadagnate solo una percentuale (piccolissima) di quello che riuscite a portare a casa.

E, veniamo al punto. Per rispondere alla domanda era necessario sintetizzare il contesto ed aggiungere che io, per esperienza diretta, ho visto anche posizioni di diecimila euro di debito (solo di quota capitale, tralasciando gli interessi maturati) chiuse a cento euro, in due rate da cinquanta euro ciascuna.

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