Giovanni Napoletano

Il giudice può ordinare che la questione a lui sottoposta sia oggetto di un tentativo di mediazione preventiva. L'obiettivo è quello di alleggerire i carichi di lavoro dei Tribunali.

Il giudice, nel caso da lei esposto, deve istruire la causa, presenziare alle udienze, ascoltare le parti, scrivere la sentenza. Si tratta del lavoro che sta tentando di evitare. Egli non è certamente chiamato ad inviare una semplice comunicazione al datore di lavoro.

Durante la fase di mediazione, il professionista incaricato esporrà alla sua ex consorte che l'assegno alimentare spettante alla figlia, ormai maggiorenne, non può essere corrisposto alla madre e proporrà la sottoscrizione di un accordo in base al quale il coniuge obbligato effettuerà un bonifico direttamente alla figlia beneficiaria.

L'accordo potrà essere opposto al datore di lavoro per le azioni conseguenti.

Qualora il coniuge divorziato, che attualmente fruisce in modo non legittimo dell'assegno alimentare, dovesse rifiutare l'accordo di mediazione, allora si ritornerà in Tribunale e la ex moglie si esporrà sicuramente anche al pagamento delle spese di giudizio per una sentenza che imporrà, comunque, al datore di lavoro, di dirottare l'assegno alimentare a sua figlia.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.