Carla Benvenuto

Siamo ormai tutti vittime delle conseguenze del progetto di privatizzazione di Poste Italiane, o meglio della mutazione genetica di questa azienda: vendere prodotti e servizi bancari, finanziari ed assicurativi, il cui peso sui ricavi totali è passato dal 50%, registrato nel 2002, all'80% di oggi.

E dunque, i servizi puramente postali sono stati relegati al ruolo di una "bad company".

Il Piano di azione di Caio (amministratore delegato di Poste Italiane) prevede, per il 2015, ulteriori misure drastiche in questo senso: 13 mila esuberi fra i postini (secondo fonti sindacali), la consegna delle lettere limitata a un giorno sì e uno no alla settimana a un quarto della popolazione italiana che abita in 7.784 luoghi fuori dalle città e difficili da raggiungere. Lo svuotamento della posta prioritaria e la consegna lenta ma a basso costo, cioè 5 giorni compresa la spedizione.

L'accorpamento delle filiali a livello provinciale, la chiusura di 455 uffici soprattutto nelle aree periferiche, il ridimensionamento di altri 608, la soppressione di 7 degli attuali 18 centri di smistamento, la riduzione da 9 a 4 delle tratte aeree postali.

A ciò si aggiungano i contratti a tempo determinato per i postini, con obiettivi di produttività nella consegna di lettere e plichi sicuramente insostenibili, pena l'immediato turnover.

In questo quadro non possiamo meravigliarci se le notifiche, che gli enti locali ed Equitalia affidano a Poste Italiane, si perfezionano ormai quasi tutte per compiuta giacenza e risultano mosche bianche i pochi destinatari che riescono a recuperare l'avviso di giacenza nella propria cassetta postale.

A pensar male si fa peccato, diceva qualcuno, ma spesso si coglie nel segno: è così irrealistico ipotizzare che la consegna degli atti via posta non viene neppure tentata, dando per scontata la temporanea irreperibilità del destinatario, e che le notifiche vengano sistematicamente perfezionate per compiuta giacenza?

Non c'è un livello di qualità del servizio verificabile per legge e l'unica arma in mano al cittadino è la querela di falso per contestare notifiche per compiuta giacenza neppure tentate dagli agenti postali.

Il procedimento, incardinato preso il tribunale territorialmente competente e con il necessario supporto di un avvocato, dovrebbe accertare il falso del postino nel relazionare temporaneamente irreperibile il destinatario, invece presente all'indirizzo di consegna.

Insomma, una strada lunga e tortuosa, pressoché impossibile da percorrere al comune cittadino, a tutto vantaggio della Pubblica Amministrazione, che ha visto abbattersi drasticamente il numero di ricorsi a verbali di multa, avvisi di accertamento e cartelle esattoriali.

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