Chiara Nicolai

Nel contratto ci sarà sicuramente evidenziato, fra l'altro, che esso non costituisce novazione, il che vuol dire che, nel caso di inadempimento e mancato rispetto delle scadenze previste dal piano di rientro eventualmente sottoscritto, si ripartirebbe dall'importo del debito originario, da versare in unica soluzione e gravato dagli ulteriori interessi nel frattempo maturati. E' una formula a cui ricorrono, ormai da tempo, le società di recupero crediti, ma che non reggerebbe ad una ordinaria censura giudiziale. In ogni caso, qualsiasi documento a cui si appone la propria firma va letto con la dovuta attenzione.

Ora, per noi sarebbe abbastanza facile (ed indicativo di scarsa serietà professionale) aggiungere che il piano di rientro offerto appare esoso e non offre i consueti vantaggi che al debitore vengono di norma riservati in un accordo transattivo. Si tratterebbe, tuttavia, di una valutazione fatta sulla pelle altrui, che non terrebbe conto del costo, spesso altissimo, che il debitore paga quando si trova in una situazione psicologica a cui non è abituato. Insomma, pura retorica astratta dal contesto.

Quindi, ci asteniamo dal consigliarle di soprassedere in attesa di tempi migliori, ovvero di società di recupero crediti meno determinate a lucrare il 10 mila per cento su un credito acquistato per poche decine di euro.

Quello che, però, non possiamo esimerci dal chiederle (visto che lei non ne parla) sono le modalità con cui andrebbero versate le rate.

Se la società chiede cambiali a scadenza, allora meglio lasciar perdere: oggi la società di recupero crediti sarebbe obbligata, per procedere coattivamente nei suoi confronti, a chiedere al giudice un decreto ingiuntivo (con tutto quello che comporta una tale procedura, in primis la verifica di usurarietà dei tassi d'interesse applicati chiesta in opposizione dal debitore) per poi passare, ad esempio, alla fase di pignoramento delle provvigioni o del conto corrente.

Domani, con una cambiale scaduta ed impagata, al creditore risulterebbe agevole aggirare la verifica giudiziale sulla legittimità dell'importo preteso e potrebbe passare direttamente (e comodamente) alla fase di pignoramento delle provvigioni dovute da terzi al debitore, o del conto corrente. Ed allora, in campana!

Infine, una regola aurea che deve valere sempre: quando si sottoscrive un piano di rientro, la valutazione della sostenibilità del nuovo obbligo assunto va effettuata tenendo ben presente la situazione corrente, non quella futura, per giunta prospettata anche come foriera di miglioramento economico. Così facendo si illude solo sé stessi, per poi trovarsi più indebitati di prima.

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