Annapaola Ferri

Le spese legali da lei sostenute per ottenere dai precedenti proprietari l'esecuzione degli interventi di manutenzione straordinaria dovevano (e possono) essere richieste pro quota al coniuge separato, ma non influiscono in alcun modo sull'avvenuta donazione.

In generale, le clausole sottoscritte a margine nell'accordo di separazione omologato sono vincolanti per i contraenti solo per quel che attiene l'assegnazione della casa coniugale, la definizione dell'importo relativo all'assegno di mantenimento e l'affidamento dei figli e non per i patti di futura vendita. In ogni caso, a me sembra che il coniuge separato non sia venuto meno a quanto pattuito: la comproprietà non è stata venduta a terzi, ma donata.

La questione, al momento, è la seguente: lei è comproprietario del 50% dell'immobile insieme al fratello del coniuge separato. Quest'ultimo è obbligato a versare il 50% dell'importo del mutuo, che risulta però essere cointestato (entrambi gli intestatari sono debitori coobbligati solidalmente) con ipoteca iscritta sull'intero bene. L'eventuale estinzione del mutuo cointestato comporterebbe l'estinzione dell'ipoteca e anche l'azione di regresso verso l'intestatario indampiente verrebbe compromessa in assenza di una conclamata morosità.

Qualora il coniuge separato non procedesse al pagamento della quota parte della rata del mutuo di propria spettanza, lei ha davanti a sé tre opzioni:

a. Non pagare la quota parte della rata del mutuo spettante al coniuge separato ed intervenire solo in sede di conversione del pignoramento, dopo formale diffida ad adempiere e messa in mora del coniuge separato. In questo scenario, non potrebbe comunque far valere la surrogazione dell'ipoteca iscritta sull'intero bene risultando lei, verso la banca, co-debitore solidalmente obbligato. Allo stesso tempo, l'azione di regresso conseguente al diritto acquisito in sede di conversione del pignoramento non le darebbe modo di incrementare la quota di comproprietà, ma solo di escutere il coniuge separato pignorando altri beni (se ve ne sono) in suo possesso. In pratica, il 50% della proprietà del donatario (il fratello della sua ex) rimarrebbe comunque intangibile.

b. Non pagare integralmente la rata del mutuo con conseguente espropriazione e vendita all'asta dell'intero bene (soluzione del tipo "muoia Sansone con tutti i Filistei").

c. Rassegnarsi all'adagio "per un errore, mille rovine" e continuare a pagare il mutuo anche per la controparte.

L'unico modo per comprendere davvero le reali intenzioni del coniuge separato, che sembra aver congegnato le cose nella presunzione che lei si accolli comunque l'importo totale del mutuo, è quello di procedere con l'opzione a o b. Se si tratta (come credo) di un bluff, lei potrebbe raggiungere un accordo, prima dell'eventuale conversione del pignoramento, che le consentirebbe di recuperare la quota donata. Insomma, come in una partita a poker, bisogna andare a vedere la carte in mano all'avversario.

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