Loredana Pavolini

Come abbiamo spesso ricordato in questo forum, è improbabile che una proposta di un accordo transattivo a saldo stralcio venga accettata dal creditore quando è il debitore a presentarla.

Si parte dal presupposto che se c'è l'esigenza di chiudere la posizione ciò sia riconducibile alla necessità del debitore di accedere nuovamente al circuito creditizio oppure al tentativo di evitare il pignoramento dei propri beni (stipendio, conto corrente, immobili).

Peraltro, per quel che attiene la cancellazione del nominativo del debitore dalle centrali rischi, va aggiunto che esso interviene solo dopo 36 mesi dal versamento di quanto previsto nell'accordo. Inoltre si corre il rischio di vedersi negata qualsiasi richiesta di prestito in ragione dell'esistenza delle banche dati occulte dei cattivi pagatori.

E' molto difficile che il creditore (specie se una società di recupero) avvii la procedura di pignoramento dello stipendio quando il debitore sia titolare di un contratto di lavoro a termine. L'ipotesi di una futura possibilità di conversione del rapporto di lavoro nella tipologia a tempo indeterminato può risultare determinante solo quando l'eventualità sia divenuta un fatto reale.

Qualora il creditore non riesca ad escutere con successo il debitore, la mossa successiva è sempre quella di rivolgere la pretesa al garante.

Questi gli elementi che siamo in grado di fornire: qualsiasi valutazione sulla convenienza di procedere in un modo o nell'altro spetta a lei.

Giusto per non sottrarci dal fornire il consiglio richiesto, tuttavia, si può aggiungere che, attesa la situazione riportata, io, personalmente, attenderei il divenire degli eventi.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.