Ornella De Bellis

La legge che consente al lavoratore dipendente di fruire della possibilità di percepire in busta paga la quota maturanda del TFR non affronta il caso specifico del soggetto che ha effettuato una cessione del quinto, il cui importo residuo da versare (comprensivo di capitale ed interessi dovuti) sia già ampiamente garantito, come lei afferma, dal Trattamento di Fine Rapporto accantonato.

L'accesso al provvedimento è precluso solo a dipendenti domestici, a quelli del settore agricolo, a chi lavora presso aziende coinvolte in procedure concorsuali e fallimentari o di ristrutturazione del debito, o a che presta servizio presso unità produttive sotto cassa integrazione straordinaria.

E, inoltre, non possono fruire dell'anticipazione in busta paga i dipendenti che abbiano meno di sei mesi di anzianità aziendale.

E' altresì evidente che il lavoratore dipendente non possa richiedere il TFR in busta paga se la quota maturanda serve ancora a coprire il debito (laddove per debito deve intendersi quanto dovuto fino alla fine della scadenza del piano di ammortamento).

Al di là di queste considerazioni va aggiunto che il datore di lavoro preferirebbe che la quota maturanda restasse associata al fondo (che può essere utilizzato come finanziamento per l'azienda) e che, comunque, per accedere ai finanziamenti agevolati per far fronte all'anticipo della quota al lavoratore le procedure da avviare non sono immediate e semplici.

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