Roberto Petrella

La riforma della giustizia comincia a mietere le prime vittime. Fino a qualche tempo fa il terzo pignorato (il datore di lavoro) doveva rendere in udienza la propria dichiarazione finalizzata a far conoscere al giudice eventuali pignoramenti e/o cessioni del quinto insistenti sullo stipendio del dipendente debitore.

Adesso, invece, il terzo non viene più invitato a comparire in Tribunale e la dichiarazione non viene più resa in udienza, ma trasmessa al creditore procedente esclusivamente tramite raccomandata o PEC, naturalmente dopo la notifica del procedimento avviato nei confronti del debitore esecutato.

Evidentemente, al datore di lavoro non è stato notificato alcunché o deve essersi verificato qualche disguido.

Ora, se il creditore, nel corso del procedimento, dichiara di non aver ricevuto la dichiarazione del terzo, il giudice fissa con ordinanza una udienza successiva.

Tuttavia, il suggerimento è quello di consultare un avvocato per adottare le necessarie contromisure in tempo utile ed evitare di dover poi correre ai ripari con opposizione al giudice delle esecuzioni al fine di contestare il superamento della soglia massima di prelievo dallo stipendio (20%) in seguito a pignoramenti simultanei riconducibili a crediti della stessa natura.

Infatti, le confermo che la quota pignorabile per debiti verso banche, finanziarie e privati non può mai superare il quinto della retribuzione netta.

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