Paolo Rastelli

Nella notifica di atti, come le cartelle esattoriali o gli avvisi di accertamento, a mezzo servizio postale (raccomandata AR), sono due le date cui bisogna far riferimento.

Per il creditore, la data di consegna dell'atto alle poste per la notifica, è quella con cui va verificata l'eventuale decadenza (prescrizione) del potere di pretendere l'importo in esso indicato.

Per il debitore, invece, la data di consegna materiale dell'atto da parte del postino è quella da cui partono i termini di legge per il pagamento o l'impugnazione.

In caso di temporanea irreperibilità del debitore, e qualora quest'ultimo non proceda al ritiro dell'atto presso l'ufficio postale indicato dal postino nell'avviso, la notifica si intende come correttamente perfezionata dopo dieci giorni di giacenza.

La decadenza (prescrizione) della pretesa avanzata dal creditore va verificata sempre tenuto conto dell'eventuale compiuta giacenza di comunicazioni interruttive: in pratica prima di ritenere una richiesta di pagamento illegittima, per decadenza dei termini, bisogna acquisire, con accesso agli atti, la copia conforme delle ricevute originali di ritorno relative alle notifiche.

Questo perché può sempre capitare che l'avviso lasciato dal postino, in caso di irreperibilità temporanea del destinatario, possa andare smarrito: da un lato il destinatario pensa (sbagliando) di non aver mai ricevuto nulla; dall'altro il creditore è in grado di esibire in giudizio la ricevuta di ritorno in cui viene segnalata la temporanea irreperibilità del destinatario e la corretta notifica effettuata per compiuta giacenza.

Ora, se lei viene a conoscenza di un debito solo adesso, perchè in precedenza mai le sono stati notificati i relativi atti (neanche per compiuta giacenza presso l'ufficio postale) può senz'altro impugnarlo davanti al giudice competente: sia per contestare eventuali vizi (importo già pagato, importo non dovuto, errore) sia per eccepire la decadenza (o la prescrizione) del diritto del creditore a richiedere la somma.

Se sussistono fondati motivi per eccepire vizi dell'atto o decadenza del diritto del creditore di poter richiedere l'importo in esso indicato, può essere presentata al creditore (o a chi agisce per esso) formale istanza in autotutela per l'annullamento dell'atto o per la sospensione della riscossione coattiva. Tenendo, tuttavia, ben presente che la presentazione della domanda di annullamento, o di sospensione, non interrompe i termini entro i quali il destinatario può presentare ricorso giudiziale.

Il messaggio, che qui si intende veicolare, è che non si può restare inerti ad attendere una risposta della PA per poi scoprire che, nel frattempo, sono decorsi i termini previsti dalla legge per opporsi giudizialmente all'atto.

Per impugnare l'atto conviene, quando la legge non ne indica l'obbligo, affidarsi ad un professionista: anche perchè bisogna, innanzitutto, individuare il giudice competente, che varia in base alla tipologia di debito: GdP per sanzioni amministrative, CTP (Commissione Tributaria Provinciale) per imposte, giudice del lavoro per contributi.

Infine, l'iscrizione di ipoteca è solo una misura cautelare che ha effetto esclusivamente nel momento in cui lei decidesse di alienare il bene. L'espropriazione, a parte l'esistenza di un creditore privilegiato (la banca che ha erogato il mutuo), può essere avviata dalla PA solo per debiti superiori a 120 mila euro.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.