Chiara Nicolai

Dopo un accordo di separazione personale omologato o una sentenza giudiziale di separazione, viene fissata l'entità dell'assegno di mantenimento da corrispondere al coniuge separato.

Solo in caso di inadempimento da parte del coniuge obbligato segue l'azione esecutiva del coniuge beneficiario dell'assegno.

Tale azione esecutiva si risolve in un pignoramento dello stipendio presso il datore di lavoro o l'INPS laddove il coniuge obbligato sia, rispettivamente, lavoratore dipendente o pensionato.

Vengono, invece, necessariamente avviate altre procedure di pignoramento, quando il coniuge obbligato è un lavoratore autonomo.

Basta riflettere sulla circostanza che a separarsi non sono solo impiegati ed operai.

In sostanza, l'obbligo di corrispondere un assegno di mantenimento al coniuge separato non implica, di per sè, una ingiunzione di pignoramento presso il datore di lavoro o presso l'istituto previdenziale.

E il giudice quando è chiamato a verificare l'ammissibilità di un pignoramento successivo, ovvero se esso comporta il prelievo di un importo complessivo superiore alla metà dello stipendio del debitore, può solo prendere in considerazione i pignoramenti e le cessioni già in corso.

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