Annapaola Ferri

Gli strumenti per difendersi dall'invadenza ed insistenza degli addetti al recupero del credito, spesso condite da minacce esplicite o sottese, esistono eccome, solo che non piovono dal cielo e richiedono una buona dose di determinazione, e tempo da dedicare alla questione, da parte del debitore.

Si comincia con la diffida al legale rappresentante della finanziaria creditrice o della società di recupero crediti che agisce dopo cessione o affidamento in gestione: spesso i vertici non sono a conoscenza della pratiche intimidatorie e lesive della privacy messe in atto dagli addetti, il cui unico obiettivo è quello di portare a casa la provvigione. In ogni caso, il più delle volte, i contatti indesiderati del "terzo tipo" cessano dopo aver adottato questa misura.

Si passa poi alla denuncia/querela contro quanti (ignoti, ma evidentemente identificabili fra i collaboratori della società titolare del credito) utilizzano il mezzo telefonico per contattare il debitore contro la sua volontà e dopo che è stato chiaramente riferita l'impossibilità di adempiere a qualsiasi richiesta di rimborso seppure parziale e/o dilazionato nel tempo. I reati che si chiede di accertare all'Autorità giudiziaria sono quelli di stalking e/o estorsione.

Si finisce, per completare il quadro, con il presentare ricorso, reclamo o denuncia all'Autorità per la tutela della privacy, dettagliando con prove testimoniali e/o documentali le continue violazioni della dignità e della privacy subite dal debitore, con particolare riferimento alle pratiche, assolutamente vietate, di contattare parenti, amici e datore di lavoro del debitore per rendere loro nota la sua situazione di insolvenza.

Tutti gli argomenti a cui si è in questo topic accennato sono discussi ed affrontati in maniera sistematica ed esaustiva in una apposita sezione del blog Tutela del debitore e della sua privacy, difesa dai creditori – consigli a cui si rimanda per gli eventuali necessari approfondimenti.

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