Ludmilla Karadzic

Vanno individuate due problematiche: la prima riguarda il fallimento della finanziaria che aveva accordato il prestito mediante cessione del quinto dello stipendio. La società subentrante non poteva modificare i termini del contratto e non poteva pretendere il pagamento di interessi moratori o penalità conseguenti al ritardo con cui è stato successivamente effettuato il prelievo dalla busta paga, dal momento che tali ritardi non sono, in alcun modo, imputabili alla responsabilità del debitore.

Per ottenere lo storno degli interessi indebitamente applicati il suggerimento è quello di rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF). La procedura è molto semplice, è possibile presentare l'istanza con raccomandata A/R senza muoversi da casa, se non per recarsi all'ufficio postale e, cosa più importante, non c'è bisogno di un supporto legale. L'importante è descrivere i fatti con ordine e dettagli ed allegare la necessaria documentazione a supporto (buste paga con importo delle rate prelevate prima e dopo il fallimento della finanziaria con cui era stata stipulata la cessione del quinto, comunicazioni di messa in mora della società subentrante a quella fallita). Troverà qui tutte le informazioni sul ricorso all'ABF.

Il secondo aspetto della questione afferisce alla possibilità di estinzione anticipata della cessione del quinto utilizzando il trattamento di fine rapporto (TFR). Il creditore, naturalmente, non può negare l'estinzione anticipata del debito e il contratto standard di cessione del quinto, in particolare, prevede proprio la copertura del debito residuo con l'importo accantonato nel TFR in caso di licenziamento per giusta causa o dimissioni volontarie del lavoratore.

Ma, bisogna anche ricordare che l'accantonamento per il trattamento di fine rapporto costituisce un finanziamento a costo zero per il datore di lavoro, il quale è obbligato a corrisponderlo solo in occasione di licenziamento, dimissioni volontarie o quiescenza del dipendente.

Sono poi previste situazioni particolari, disciplinate dalla legge, al verificarsi delle quali è concesso al lavoratore dipendente chiedere ed ottenere un anticipo sulle competenze accantonate per il trattamento di fine rapporto: ad esempio, per il passaggio a forme di previdenza integrativa collettiva, per l'acquisto della prima casa, in caso malattia ed interventi chirurgici di cui necessita il titolare della cessione o uno dei suoi familiari.

Insomma, non è possibile chiedere un anticipo del TFR per l'estinzione di un debito, sia pure nella forma di cessione del quinto dello stipendio. Pertanto, sotto questo aspetto, il diniego all'estinzione anticipata da lei chiesta non configura alcuna responsabilità per la finanziaria subentrata a quella fallita (o per il datore di lavoro).

Così come non è possibile richiedere la sospensione della trattenuta in busta paga finalizzata a coprire la rata del prestito per cessione del quinto, trattandosi di un obbligo cui è chiamato ad adempiere (e di cui è solidalmente responsabile), per contratto, il datore di lavoro.

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