Ludmilla Karadzic

Come lei giustamente sostiene, quello formulato dalla banca non è un accordo a saldo stralcio, ma una onerosa ristrutturazione del debito. Peraltro è pressoché impossibile ottenere da una banca un accordo a saldo stralcio, il quale presuppone un sostanzioso abbattimento della quota capitale dovuta e dei relativi interessi di mora. Le procedure negli istituti di credito sono, infatti, molto rigide e neanche un direttore di filiale ha la facoltà di concedere sconti al cliente.

Nel documento a lei inviato è stato chiarito che non si tratta di una novazione: questo vuol dire che nel caso in cui lei si rendesse inadempiente rispetto ai pagamenti previsti nel nuovo piano di rientro, verrebbe automaticamente ripristinato il vecchio contratto.

Ad ogni modo, le suggerisco di inviare subito alla banca una comunicazione con raccomandata AR in cui dichiara di non accettare la proposta formalizzata dalla banca.

Viste le cifre in gioco, molto probabilmente, il semplice omesso pagamento delle ultime dieci rate del finanziamento non avrebbe comportato l'avvio di una azione esecutiva da parte della banca. E' presumibile che la banca avrebbe successivamente ceduto il credito vantato nei suoi confronti e solo allora avrebbe potuto chiedere ed ottenere dal cessionario un vero accordo a saldo stralcio.

Ma c'è anche da aggiungere che quand'anche l'istituto creditore avesse deciso di procedere al pignoramento del quinto dello stipendio che lei percepisce, quest'ultima soluzione non sarebbe stata, con ogni probabilità, più gravosa di quella proposta dalla banca in risposta alla sua istanza di consolidamento del debito.

Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.